vecchio Piemonte

Curiosità storiche (039)                 

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Tra Langa e Monferrato

LA PASQUA D’UN TEMPO IN TERRA DI LANGA

Scorcio di una piccola zona del Monferrato (foto S. Giacone)

 

Mentre oggi la Pasqua sembra identificarsi con l’uovo e la colomba, assumendo significati sempre più consumistici, in un tempo,ormai lontano (fino ai primi anni cinquanta), nel Sud Piemonte e in particolare nel Monferrato e in Langa questo periodo liturgico si identificava con riti e usanze che registravano la partecipazione corale di tutti. Il tempo di Quaresima si iniziava con la ”Questua delle uova”, ultimamente, per fortuna ripresa in quasi tutti i paesi fin dalla metà degli anni ottanta.  È stata invece per sempre dimenticata “La Passiun” (La Passione), una questua basata sulla devozione popolare, che si rappresentava di collina in collina durante la Settimana Santa. Si formava una combriccola di ragazzi, uno di questi guidava la compagnia tenendo una croce fatta di canne, e si girava di casa in casa accompagnati da un suonatore di fisarmonica, cantando “La Passiun” che qui riportiamo in una versione molto nota allora in Valle Belbo, raccolta a viva voce dal Sig.Pierino Grazia di Cossano Belbo.

LA PASSIUN                                        LA PASSIONE

La passiun ed Gesù Crist                       La passione di Gesù Cristo

La passiun ed Gesù Crist                       la passione di Gesù Cristo

L’è tanto bunna d’amprende.                 È molto facile da imparare.

L’amprendiran i cit e i grand                 L’impareranno i piccoli e i grandi

L’amprendiran i cit e i grand                 L’impareranno i piccoli e i grandi

Tuta la gent d’giudisi.                           Tutte le persone giudiziose.

Quand che Gesù iera pi cit                    Quando Gesù era più piccolo

Quand che Gesù iera pi cit                     Quando Gesù era più piccolo

Fasia gran penitenza.                             Faceva grande penitenza

L’à digiunà quaranta dì                         Ha digiunato quaranta giorni

L’à digiunà  quaranta dì                        Ha digiunato quaranta giorni

Sensa mai piè sustanza.                         Senza mai prendere cibo.

Poi a la fin di quaranta dì                      Poi alla fine dei quaranta giori

Poi a la fin di quaranta dì                      Poi alla fine dei quaranta giorni

Gesù pia sustansa.                                  Gesù prende cibo.

Sa la pià ‘n bucun ‘d pan,                      Ha preso un boccone di pane

Sa la pià ‘n bucun ‘d pan,                      Ha preso un boccone di pane

E na goceta d’acqua.                              E una goccia d’acqua.

Poi l’è andà ‘n Gerusalem                     Poi è andato in Gerusalemme

Poi l’è andà ‘n Gerusalem                     Poi è andato in Gerusalemme

A veder madre Maria                             A vedere sua madre Maria.

Vedrei mia testa ancurunà                     Vedrò la mia testa incoronata

Vedrei mia testa ancurunà                     Vedrò la mia testa incoronata

Tuta de spin-e bianche.                          Tutta di spine bianche.

Sia lodato Gesù Crist                             Sia lodato Gesù Cristo

Sia lodatoGesù Crist                              Sia lodato Gesù Crsto

E sempre sia lodato.                               E sempre sia lodato.

Come è facile notare si tratta di versi molto semplici e naif, non privi infatti di una certo candore che si riallaccia alla tradizione delle sacre rappresentazioni, come “Il Gelindo”, in cui il mistero della Natalità è visto con gli occhi incantati di una pastore  e contadino - Gelindo appunto - con tutta la sua bontà d’animo, sincerità e semplicità. In questa”Passione” la storia è semplice pur nella sua drammaticità e anche le spine della corona sono”bianche”come per ingentilire il dramma di Cristo, al quale ci si raccomanda con la “lauda”finale. Se la”Passione”era il momento più      suggestivo molte altre erano le manifestazioni per celebrare la”Settimana Santa”. Al giovedì le campane smettevano di suonare in segno di lutto per la morte di Gesù. A mezzogiorno si suonava il corno, con richiami da collina in collina. Molto usate erano anche le grosse conchiglie marine. A mezzogiorno passava correndo per le vie del paese un ragazzo con un asse di legno al quale era fissato un batacchio di ferro che produceva un rumore assordante, mentre gridava di continuo correndo ”È mezzogiorno! È mezzogiorno” per annunciare la crocifissione di Gesù avvenuta proprio all’ora sesta, cioè alle dodici. Il venerdì invece era il giorno delle”cantarane”, rudimentali strumenti di legno che provocavano un suono stridente, come un forte gracidio, un cra-cra simile a quello delle rane, di qui il nome. Finalmente il Sabato Santo:le campane venivano slegate per suonare il”Gloria” per Gesù risorto ed era tutta una corale manifestazione di gioia: si legavano con i vimini le piante da frutto con particolare riguardo alla vite di uva luglienga che si arrampicava abbarbicata alla casa fino ai tetti e ci si bagnava gli occhi nell’acqua corrente. La domenica era Pasqua, la Messa granda con il vestito “buono”e il pranzo della festa con ravioli, agnello e le tradizionali torte da quella di patate a quella di riso,da quella di ceci a quella di castagne. E il vino nuovo imbottigliato da poco, perché il periodo pasquale, per tradizione, è sempre stato il momento propizio per l’imbottigliamento dell’ultima vendemmia e mentre si pasteggiava a dolcetto novello, i dolci venivano accompagnati dal moscato, da poco filtrato coi sacchi di juta, rozzo e corposo, di color giallo-rosa e così invitante che a portarlo al palato sentivi tutta la fragranza del grappolo d’uva. Non era un vino, ma un‘indimenticabile succo d’uva.

Giuseppe Brandone

data revisione:   25/03/2012