vecchio Piemonte |
Curiosità storiche (001) |
| INDICE | home | storia |
|
NELLA SPEDIZIONE CONTRO GLI INDIANI MOHAWKS C'ERANO ANCHE DEI PINEROLESI? Perché siamo anche canadesi: dalle nostre valli al Quebec un filo sottile da riscoprire
Come ricostruire la vicenda - La spedizione di pretto stampo coloniale parte da La Rochelles nel 1665 - Ci sono anche dei piemontesi, Pinerolo era allora sotto il dominio del re di Francia - Facevano parte del reggimento Carignano inviato da
Emanuele Filiberto come omaggio al re francese - Esiste un elenco dei partecipanti e molti cognomi sono diffusi in
Val Chisone e in Val Pellice - 400 rimasero in Canada e si sposarono con ragazze francesi inviate dall'Europa -
Freddo e guerra all'origine di una strage: 250 morti - La ricerca continua: ci sono altri documenti probatori?
Pinerolo, formalmente regge ancora su ordinamenti sabaudi ma ci vuole poco per finire sul patibolo con l'accusa di tradimento. Inoltre nelle valli continua la persecuzione religiosa contro i valdesi. E' però un po' tutta l'Europa ad essere attraversata da precarietà politiche ed economiche, tuttavia nonostante questo o forse proprio per questo fervono in più parti preparativi per spedizioni alla ricerca di nuovi territori da colonizzare e su cui insediare e rafforzare nuovi centri commerciali. Sono infatti il commercio e l'economia il motore propulsore di queste iniziative, pur non mancando a volte né spirito di avventura né una certa idealità. Su queste premesse è pertanto inevitabile in molti casi che i nuovi mondi diventino scenari-specchio della vecchia tribolata Europa. 1665, porto francese di La Rochelle. 1200 uomini su nove navi si imbarcano alla volta del Québec nel Canada con lo scopo di andare a difendere un insediamento francese, fondato una sessantina di anni prima da alcuni Gesuiti e frequentemente attaccato dagli "indiani" Mohawks, un popolo organizzato e con una cultura molto interessante appartenente alla nazione degli Irochesi. Non è una delle tante spedizioni che la storia avrebbe forse presto dimenticato, i suoi effetti e la singolare provenienza dei partecipanti (savoiardi, lorenesi e soprattutto piemontesi) avranno infatti il loro peso nella futura organizzazione politica e sociale di questa regione con sorprendenti ricadute anche in terra di origine di chi vi prese parte. A riproporci i fatti, sottolineandone la portata storica e culturale, sono due ricercatrici torinesi: Gabriella Massa (di origini canadesi) e Valeria Dotto. Avvalendosi della collaborazione di alcune istituzioni governative e culturali italiane, francesi e canadesi. In quest'ultimo paese la vicenda è oggetto di studi e ricerche mirate da tempo, e grazie alla storiografia in merito del gen. Amoretti ed al prof. Bruno Villata dell'Università Concordia di Montreal che ha studiato ed analizzato i nomi dei partecipanti alla spedizione per cercare di fissarne il probabile luogo di provenienza, esse oltre a ricostruire la vicenda, si sono sottermate proprio su questa insolita partecipazione piuttosto consistente di giovani piemontesi, di età media sotto i 30 anni [un discreto numero dei quali originari del Pinerolese (città, valli e pianura)] e tutti facenti parte del Reggimento Carignano-Salieres che Emanuele Filiberto aveva inviato come contributo al Re di Francia, Luigi XIV per la buona riuscita dell'impresa. L'avventura in terra canadese, come sottolineano i diari e le relazioni dei soldati, inizia subito tra disagi e sofferenze. Freddo impossibile, fame, mancanza di vestiario ed indumenti inadeguati ed anche imperizia dei comandanti mettono a dura prova gli uomini e si parla perfino di fatti soprannaturali percepiti in questi momenti di disperazione. L'anno successivo, l'esperienza e la conoscenza dell'ambiente garantiscono una permanenza più accettabile che dal punto di vista militare grazie pure all'alleanza con gli Uroni, un popolo pellerossa ostile agli Irochesi, si traduce nel conseguimento degli obiettivi fissati e cioè la definitiva presa di possesso francese, riconosciuta presto anche dagli inglesi, di tutto il territorio lungo il San Lorenzo, il fiume che collega il grande Lago Ontario all'Oceano Atlantico. Con i popoli indiani cominciano inoltre ad intercorrere le prime trattative su questioni territoriali e sul commercio delle pellicce. La regione per essere protetta ed aiutata nel suo sviluppo ha però bisogno di uomini, e chi meglio dei partecipanti ha le capacità per subentrare nel nuovo ruolo di colono? L'ambiente naturale per di più non è poi tanto diverso da quello lasciato in patria e la lingua è sempre il francese, ancora di un certo uso anche in Piemonte. Dei 1200 uomini, esclusi i 250 morti ed i 550 che fanno ritorno a casa, 400 rimangono in Canada, incentivati pure da alcune agevolazioni come il dono ad ognuno di loro di un bue, una mucca, una coppia di maiali, un pollo ed una gallina, due barili di carne salata ed alcune armi. Anche il loro desiderio-richiesta di mettere su famiglia viene presto esaudito. Giungono infatti dalla Francia un certo numero di ragazze, per lo più orfane o indigenti e fino ad allora vissute in collegi o in istituti finanziati dal Re, ad ognuna delle quali il Re stesso assegna per questo loro destino una "consistente" dote matrimoniale. L'incontro tra le invitate ed i coloni avviene sotto la gestione delle suore Orsoline: ma è una questione che si sbriga in fretta senza contare che gli uomini che non sce!gono nessuna ragazza, perdono la somma data in pegno al momento della richiesta. Le più ricercate, a quanto si legge nelle relazioni del tempo, sono le donne robuste, ritenute più resistenti alle condizioni ambientali del posto, molte delle quali daranno alla luce.fino a 15 figli. Nascono così nuovi villaggi, costruiti sui principi e sulla memoria di quelli lasciati in patria e retti sulle antiche usanze. Dopo alcuni anni qualche colono torna a casa con tutto il bagaglio esotico di esperienze ed i fatti del nuovo mondo da raccontare e subito su queste narrazioni si intrecciano giochi, fantasie della mente e sogni non realizzati. Coloro che sono rimasti in Canada cominciano ad occupare nel frattempo posti e ruoli sempre più determinanti nella vita dei vari centri. La loro terra di provenienza non è però dimenticata, anzi, nonostante con il passar del tempo si affievoliscano i ricordi, l'antica origine rimane una forte identità culturale, oltre che oggetto continuo di riscoperta e di interesse. Estratto da una ricerca a cura di DIEGO PRIOLO
Chi lasciò il Pinerolese per il Canada?
Partendo dal lavoro di alcuni studiosi del pinerolese sull'origine dei Nomi delle Famiglie Locali, come Osvaldo Coisson e Pietro Caffaro per citare quelli che hanno maggiormente approfondito la questione, dall'onomastica di zona più tipica e comune e premesso che l'elenco che segue non è che una lettura ed una interpretazione (senza pretese quindi di completezza o di esattezza nell'identificazione suggerita) dei nomi dei partecipanti (la stragrande maggioranza dei quali si stabilì definitivamente in Canada), potrebbero essere originari della nostra terra - essendosi individuato qualche "riscontro" - i seguenti uomini:
(Fonti di "Riscontro": P. Caffaro "Famiglie Pinerolesi", O. Coisson "I nomi di famiglia delle Valli Valdesi"). |
data revisione: 16/07/2006