vecchio Piemonte

Curiosità storiche (052)                 

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Breve storia delle guide alpinistiche del territorio pinerolese

Vista dalla vetta del monte Palavas (sullo sfondo il Monviso) (foto Marco Ingangaro)

 

   Tralasciando alcuni riporti di carattere soprattutto naturalistico, presenti ad esempio nella Storia della Chiesa Valdese, scritta dal pastore Jean Léger e  pubblicata a Leyda nel 1669, ed  altri  più generici, come nel Dizionario geografico storico statistico commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, redatto da Goffredo Casalis ed edito a Torino nel 1834,  fu solo nel 1879,  con l'uscita de La Guida delle Alpi Cozie  (Distretto del Viso-Distretto Valdese) sezioni 4 e 5, edita a Pinerolo da Chiantore e Mascarelli, che comparve nelle librerie e quindi  nelle biblioteche il primo testo dedicato in modo specifico alle montagne pinerolesi.

   L'autore John Ball, tra i soci fondatori nel 1857 del prestigioso Alpin Club inglese, riportava indubbiamente esperienze e conoscenze acquisite direttamente sul campo, come leggiamo nell'introduzione dove si ricordano i suoi 48 attraversamenti della catena alpina per 32 passaggi differenti, ma il successo della guida fu dovuto anche (se non soprattutto) all'integrazione di  contenuto fatta  dal Dr.Rostan e dal Cav. Buffa di Perrero, ed alla traduzione di R.E.Budden. D'altra parte, proprio il cav.Vincenzo Buffa di Perrero nel '76 e nel '77 aveva già dato alle stampe per i tipi Chiantore e Mascarelli due opuscoli  dedicati al Viso (uno di ben 31 pagine) e due dedicati rispettivamente alle valli Pellice e Germanasca, ed alla Val Chisone.

   Pinerolo, all'epoca, contava già una sezione del CAI con 120 soci che, tra l'altro, potevano consultare proprio in sede una biblioteca tematica. D'altra parte, contemporaneamente alla fondazione del CAI, voluta da Quintino Sella ed avvenuta  a Torino il 23 ottobre 1863, era nata anche la Biblioteca Nazionale del CAI, quasi a sottolineare l'importanza della registrazione dell'esperienza alpinistica, sia come documentazione scientifica sia come testimonianza umana. L'attenzione  che godettero le nostre valli all'epoca, indubbiamente dovuta anche alla loro vicinanza e raggiungibilità, trovò conferme  pure  sotto l'aspetto editoriale quando esse divennero  tra i soggetti delle guide importanti  che uscirono in quegli  anni, come ben testimonia il centinaio di pagine del I volume  della guida di A.E.Martelli e L.Vaccarone  del 1889, assai vicina nell'impostazione e nella proposta alla nostra odierna concezione di guida, con descrizioni precise e dettagliate del territorio in questione ed anche di zone presumibilmente di non  facile accesso in quell'epoca.

   Un resoconto non tecnicistico, o non solo, ma piuttosto evidenziante cosa significava affrontare la montagna. Non dunque un viaggio tra estasi e fobie ma piuttosto un misurarsi cosciente con un ambiente sereno e severo, dove il raggiungimento di una cima era frutto di perizia tecnica ma anche di volontà e di allenamento. Una soddisfazione che a volte, sulla strada del ritorno, veniva poi premiata più  a valle con una ciotola di latte appena munto offerta da un malgaro o da un pastore.

   In queste prime guide compaiono sovente le figure della guida e del  portatore, di solito originarie della zona  e spesso indispensabili nelle escursioni più lunghe e lontane dai centri abitati, che richiedevano pertanto più vettovagliamento e le tende per la notte. Si pensi, ad esempio al loro ruolo  nel raggiungimento della cima del Viso da parte delle prime spedizioni, e proprio a questo monte, per secoli l'immagine della montagna e della più elevata, il segretario generale del Cai, Cesare Isaia, dedicava già nel 1877 un'eccellente monografia sotto il titolo A Monviso per le valli di Po e di Varaita.

   Prima che venisse redatta la famosa guida delle Alpi Cozie Settentrionali, III volume-guida dei Monti d'Italia, opera deliberata nel 1906 dal CAI, l'autore, Eugenio Ferreri, aveva già rivolto l'attenzione alla montagna minore, a quella cioè caratterizzata da cime meno importanti, ma all'epoca in più stretta relazione con chi voleva avvicinarsi a questo ambiente. Così nel 1913, egli, membro del gruppo giovanile  della sezione di Torino del Cai, dava alle stampe  una Guida Alpinistica delle valli del Sangone e della Chisola, valli forse oggi minori in questa prospettiva, ma all'epoca molto familiari agli escursionisti torinesi e vera e propria scuola preparatoria per imprese più impegnative. Si segnalavano così itinerari per ascensioni a Rocca della Gallina (Tavernette-Cumiana) m.750, al monte Pietraborga m.926, al Colle Pra l'Abbà m.1300, a Punta dell'Aquila m.2115, al Monte Rocciavrè m.2778.

   L'autore, che, come coloro che lo avevano preceduto, riportò, quando possibile, sempre il nome del primo ascensionista, la data dell'impresa e la via seguita, non disdegnò comunque di ammettere che alcune di queste cime, prima di essere conquistate alpinisticamente, erano già state raggiunte anonimamente in precedenza, in genere da cacciatori di camosci e cartografi, come si poteva dedurre dai segni lasciati sul posto. 

   A partire dalla fine degli anni venti, la sempre maggior frequentazione della montagna, oltre a determinare nascite di nuovi centri per la pratica di attività sportive connesse a questo ambiente, si riflesse pure in ambito editoriale nella produzione di guide locali sempre più dettagliate. Una buona anticipazione di questo orientamento si era però già manifestata, nel 1907, quando addirittura usciva già la seconda e bella edizione (sempre in francese) della Guida delle Valli Valdesi del Piemonte, edito da Albarin & Coisson di Torre Pellice, e sostituente la prima uscita nel 1898 presso la tipografia Besson sempre di Torre Pellice. Tra le promenades  et excurions descritte, c'erano quella ai Ponts de la Bertenga e de la Ruà des Bruns, quella al Castelus et le Coulet de la Sea e quella a les Marauda , la Ruà, Crò de Mai

   Nel 1910, con riporti non solo alpinistico-escursionistici, era invece la volta di una  guida relativa all'alta valle della Dora Riparia, seguita cinque anni dopo da quella dedicata a Pragelato, a firma di G.B. Bert, con un capitolo specifico dedicate a le passeggiate. Tra le mete proposte , troviamo la Rognosa raggiungibile (passeggiando?) in 6 ore da Sestriere, località  a cui si poteva pervenire anche  in biroccio, e dove si poteva mangiar bene dai fratelli Possetto.

   Nel 1935, infine, era proprio Sestrieres, a firma di Guido Tonella, ad essere l'unico soggetto di una guida con percorsi sciistici ed a piedi, con partenza dall'omonima località. Contemporaneamente veniva incrementata l'attività di segnare i sentieri ed in questo compito encomiabile fu il lavoro svolto dalle sezioni del Cai, della Giovane Montagna, dell'Unione Alpinistica di Torre Pellice e di altri gruppi locali, come la pubblicazione dei  loro notiziari ed annuari, preziosa fonte informativa o di comparazione nella redazione delle guide.

   A partire dagli anni '60/'70, le nostre montagne, dal Viso all'alta Valle di Susa,  furono oggetto di proposte editoriali  sempre più particolareggiate sia nell'aspetto tecnico-alpinistico, sia nella descrizione della  realtà sociale, economica e culturale sviluppatasi ai loro piedi. Un lavoro di recupero di vissuti, forse non sempre adeguatamente riconosciuto e valorizzato, e che in non pochi casi permise, specialmente quando questi lavori furono redatti da autori della zona, di correggere e di riportare alla loro forma originaria un discreto numero di toponimi, operazione per altro già presente in alcune delle guide storiche .

   Limitandoci  al pinerolese  videro allora  la luce la Guida del  Monviso di Severino Bessone (CAI, Torino, 1957), il  più conosciuto Monviso di S. Bessone e di  Felice Burdino (Tamari, Bologna, 1971), la Guida della Val Germanasca di Franco Davite e di Raimondo Genre del  1976 e la Guida storico-turistica della Val Pellice di L.Avanzini.

   Che il pinerolese sia (stato) una terra proficua di questa tipologia di autori si evidenziò però soprattutto negli  anni '80, quando la guida della montagna locale, e non solo, divenne quasi una loro esclusiva. Proposte che prospettavano pure nuovi avvicinamenti a questo ambiente fisico e culturale, ad esempio con biciclette… attrezzate. Tra questi  autori locali G.V. Avondo, F. Bellion, B. Torassa, E. Quero, E. Chiolerio, E. Rambelli, W. Faure-Rolland … ( chiedo scusa ai  non citati )

   Il successo di questi lavori, come già anticipato, arrivò anche grazie ai contributi di diversi collaboratori  che permisero così di arricchire la sostanziale proposta escursionistico-alpinistica. Sono pagine da leggere attentamente prima e dopo l'escursione, se si vuole tornare ancor più arricchiti dall'incontro con la montagna.

   Contemporaneamente anche i singoli comuni montani, sempre più consapevoli del valore ambientale, paesaggistico e storico-culturale della loro montagna, cominciarono a stampare opuscoli con percorsi e valorizzazioni della loro risorsa alpina, portando in non pochi casi a sorprendenti riscoperte, escursionisticamente  parlando. Forse ciò che ora si attenderebbe,  sarebbe un adeguato numero di persone che rispondano a questi stimolanti inviti.                                                                                                   

                                                                                                 Diego Priolo

 

(Ampliamento dell'articolo apparso a pag. 3 del n. 50  del 21-12-05 de l'eco del Chisone).

data revisione:   16/07/2006