vecchio Piemonte

Curiosità storiche (017)                 

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Malanagi
Il Malanaggio e la sua pietra

Tre tipi di diorite dell'Alta Valchiusella (Brosso, Traversella, Vico Canavese)

   Lo sfruttamento delle locali cave di pietra e l'edificazione di alcuni opifici, che più di un secolo fa davano già lavoro a più di 300 persone e che in seguito vennero poi adeguati alle necessità produttive, di trasformazione e di smistamento dell'industria mineraria valligiana, furono, in concomitanza con la definitiva sistemazione dell'asse viario, gli interventi che cambiarono non soltanto l'aspetto fisico del Malanaggio (comune di Porte) ma che contribuirono pure in modo determinante a cancellare definitivamente le ragioni e le credenze che avevano portato alla "mala" denominazione di questa località, che nella sua forma toponomastica attuale potrebbe essere la probabile contrazione da male-andaggio.

   Una denominazione originatasi sicuramente in epoche lontane ma ribadita nei secoli anche da altre nominazioni del luogo, quali ad esempio quelle ricordate dall'abate Jacopo Bernardi in un suo testo descrittivo del territorio pinerolese, edito circa 150 anni fa, e cioè: Malomonte o Malomorte. Probabilmente all'origine ci furono le difficoltà connesse al superamento di questo restringimento della bassa val Chisone; quando poi questo ostacolo venne in parte superato con l'apertura di una "strada", scelta indispensabile vista la collocazione della località lungo lo sviluppo vallivo della valle, nuove preoccupazioni sembrarono derivare dagli assalti dei briganti particolarmente nel "Gir del Gouch".

   Un pericolo reale, come ricorda una memoria storica passata di generazione in generazione che vuole come vittime più ricorrenti i "cartouné", cioè coloro che qui transitavano con i loro carri e che se volevano la loro vita salva dovevano pagare/consegnare degli scudi (fonte sig.Polliotti Attilio del Malanaggio).

   Poichè la moneta in questione non dovrebbe essere quella d'oro o d'argento che dalla natìa Francia, nel XIV secolo, si era diffusa  in Italia nei due secoli successivi, ma il pezzo da 5 lire in argento del Regno d'Italia, e poiché in questa memoria è già implicito un  riferimento ad una sterrata piuttosto larga, si potrebbe presumere che questi agguati siano durati fino al XIX secolo, cioè quando già esisteva il definitivo assetto viario di fondovalle prospettato dalla Strada Napoleonica n.110, che si muoveva sulla pre-esistente Strada Reale, la quale a sua volta si rifaceva all'arteria tracciata in epoca romana.

   In questo tratto, c'era pure un altro percorso che risaliva la valle, e dei tratti sono ancora individuabili poco più a monte dell'attuale "statale". (sulla sua percorribilità e fino a quando esso venne utilizzato, diversi sono comunque i pareri). La grossa risorsa mineraria locale - la famosa pietra del Malanaggio (diorite) - fu probabilmente il richiamo e ciò che determinò la nascita del villaggio che qui sorse.

   Una risorsa il cui sfruttamento, sebbene non sempre continuativo, iniziò probabilmente fin da epoche remote, come alcune incisioni in zona farebbero supporre, ma che si qualificò soprattutto negli ultimi due secoli come ben testimoniano alcune sue utilizzazioni quali: il Ponte Mosca e la chiesa della Gran Madre a Torino, alcuni sarcofagi nella Sacra di S. Michele (fonte sig. Polliotti) e le colonne del Teatro Sociale di Pinerolo.

   Alla base della probabile prima cava, una cinquantina di metri a monte della statale e quasi dirimpettaia con il cimitero di S.Germano Chisone, zampillava una fontana che, se l'identificazione è corretta, veniva detta degli Eremiti e godeva fama di avere acque miracolose. La denominazione si è persa ma sul posto c'è una fontana, detta del Boech (dall'ansa: contenitore per raccogliere l'acqua) e purtroppo oggigiorno quasi asciutta, che pare avesse qualche analogo riconoscimento in merito.

   Sovrasta infine tutto il Malanaggio il "monte" di san Benedetto, modesta altura ma con buona prospettiva panoramica, e presso la cui omonima cappella hanno luogo due sentite feste popolari. Tradizione più che Storia vorrebbero la località frequentata fin da epoche lontane, come la vicenda del ritrovamento di un teschio attribuito da una leggenda a san Benedetto, suggerirebbe.

   In effetti un simile reperto venne proprio qui trovato e conservato quindi in un'urna in questa cappella fino ad un centinaio di anni fa, quando si procedette alla sua tumulazione nel cimitero di Porte, tra non poche proteste degli abitanti della zona. Un altro episodio che disturbò la quiete del luogo avvenne nel 1892 quando, a seguito di alcuni avvistamenti e di misurazione di orme, qui si svolse un'anacronistica battuta di caccia all'orso.Vennero mobilitati carabinieri, sindaco e sotto-prefettura ma del plantigrado "avvistato" non si seppe mai più nulla.

                                                                                                     Diego Priolo  

(Estratto da "L'eco del Chisone" n. 20, maggio 2002)

data revisione:   16/07/2006