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Curiosità storiche (027)                 

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Gustavo Rol
Una poesia di Gustavo Rol da giovane al Pilone della Donna Morta

"Pilone della Donna morta" a cui è legata la tragica e leggendaria morte di Margherita Beaulieu

 

 
   Sul numero 7 del 1922 del settimanale cittadino:"La Lanterna Pinerolese" comparve, in prima pagina, un singolare contributo poetico rivolto al Pilone della "Donna Morta" e con dedica a Virginia Dixon, da parte di Gustavo Adolfo Rol, il futuro grande sensitivo scomparso alcuni anni or sono e che ora riposa nel cimitero di San Secondo.

   Il pilone in questione, forse sostituito attualmente da quello che sorge in strada Costagrande nei pressi del numero civico 119 - come una lapide marmorea collocata su una delle facciate, parlando di riedificazione, farebbe supporre - sarebbe stato edificato dalla pietà popolare per ricordare la tragica morte di una donna qui avvenuta in un lontano passato (un documento del 1346 parla già infatti della località in plano feminae mortae), cupa vicenda trasferita in seguito in un racconto popolare, di cui esistono diverse versioni.

   La più celebre fu quella che elaborò Alberto Pittavino, mediando tradizione e storia, ed approfittando anche di alcuni vuoti informativi su alcune vicende degli Acaja, e che l'autore pose alla conclusione del suo romanzo storico Filippo II.(1898), come chiusa ideale.

   Lo sviluppo narrativo si snoda dall'arresto e dalla morte per annegamento nel lago di Avigliana nel 1368 di Filippo II d'Acaja, sconfitto dal Conte Verde intervenuto ad aiutare Margherita di Beaujeu, matrigna di Filippo ed ispiratrice delle trame per disfarsi del giovane, agli avvistamenti del presunto fantasma del principe che da un bosco di Costagrande sembrava dirigersi sul castello di Margherita, alla decisione della nobil donna di recarsi di notte in quel bosco a piantarvi un fuso per mettere a tacere le chiacchiere, alla sua morte per paura, non essendosi resa conto che il suo vestito era rimasto impigliato nel fuso piantato, fino alla costruzione del pilone.

   Nei versi, raccolti in venti quartine a rima alternata ed introdotti da una breve nota storica, l'allora diciannovenne Rol (quattro anni prima di scoprire le sue incredibili "doti") si discosta in parte dalla conclusione della leggenda e racconta una fine ancor più orribile a cui sarebbe andata incontro Margherita, trascinata da due demoni fuori da una roccia improvvisamente spaccatasi e condotta piangente di fronte all'ombra nera della sua vittima.

   Tutto avviene nello spazio di una notte, dalla mezzanotte al suono dell'Ave della campana di San Donato, quasi un percorso-metafora dal buio alla luce. Il tono poetico come le immagini evocate, soprattutto nei versi finali, sono molto forti, efficaci però a rendere il sentimento e le emozioni del giovane autore di fronte ad una vicenda ricca di suggestioni e tutt'oggi ancora conservata nella memoria collettiva popolare. 

   Molti anni più tardi un altro pilone - il Pilonetto di San Secondo (sulla sinistra della salita che da Miradolo porta al capoluogo, prima dell' edificio della scuola media) - toccherà la sua sensibilità artistica, trasferita poi in un olio su tela, quadro oggi appartenente ad una collezione privata.

Diego Priolo

(Estratto da "L'eco del Chisone" n. 36 - settembre 1999)

data revisione:   16/03/2014