vecchio Piemonte

Curiosità storiche (031)                  

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San Valeriano
Tra tradizione e religione nel territorio di Cumiana

Cappella di san Valeriano a Piossasco (da una vecchia cartolina)


   Una sentita consuetudine popolare-religiosa del territorio compreso tra la val Noce, Piscina, Cumiana, e Giaveno fu sicuramente, almeno fino agli anni settanta, il pellegrinaggio, nel giorno del Lunedì Santo, al Santuario cumianese di San Valeriano, nei pressi di Tavernette.

   Il santo, un soldato cristiano della legione Tebea, costretto a rifugiarsi tra i monti per non aver voluto abiurare la sua fede, fu, secondo una certa tradizione, colui che avrebbe contribuito o portato con altri militi Tebei  la religione cristiana nelle vallate alpine.

   Proprio per la diffusione di questa "credenza", si cominciarono ad erigere chiese e cappelle a lui dedicate, tra cui questa, per molti versi tra le più significative, considerando anche i segni che si accompagnano alla forte localizzazione del santo, quale è, ad esempio, il ciclo di leggende relativo alla sua presenza su Rocca Due Denti, al salto indenne compiuto da quelle rocce fin sul luogo dove sorge il santuario, all'impronta lasciata dalle sue ginocchia su di una roccia, fino al vicino "rul 'd San Valerian", una farnia di probabile specie forestiera che, forse proprio per l'acclimatamento forzato, manifesta una fogliazione anomala con fronde verdi ancora in tardo autunno e lenta ripresa in primavera.

   La nutrita partecipazione al pellegrinaggio era anche sostenuta dal fatto che, dopo le funzioni religiose, il tutto si trasformava in un'allegra scampagnata (aspetto che nel tempo sembrò quasi prevalere sulla dimensione religiosa), e che spesso per i "più grandi" si concludeva con quattro balli sul "palchetto" a Tavernette, approfittando della festa locale.

   Come per altri pellegrinaggi, esso era effettuato soprattutto a piedi, a volte lungo sentieri diversamente poco utilizzati. Ad esempio, i fedeli della zona di Giaveno, percorrevano nel tratto iniziale la strada vecchia che saliva alla volta della Colletta di Cumiana, quelli di Cantalupa, da san Giusto, luogo di ritrovo, raggiungevano di solito la cappella di san Sisto, a monte di Baldissero, per poi scendere fino alla meta, mentre quelli di Frossasco s'incamminavano lungo Baissa Granda, la fontana del Gerbido e 'l ciabot del Beru.

   Di fronte al santuario venivano in genere allestiti dei banchi di articoli religiosi, di dolciumi e di attrezzi da lavoro, ma gli acquisti caratteristici di questa festa erano però "l'ujon" ed "'l poum d'la coumposta". Il primo (acquistabile anche alla festa di S. Isidoro) era un lungo bastone reciso nell'anno, e quindi pelato e colorato a strisce (il colore era casuale) da uno dei rettori (i retor), di solito degli abitanti della zona che si impegnavano nell'allestimento delle festa in onore del santo.

   Dopo la processione della statua di San Valeriano all'esterno della chiesa, l'ujon veniva portato dentro per la benedizione, e quindi, una volta a casa, veniva di solito collocato o nella greppia o utilizzato come pungolo (ujoun nella parlata locale), secondo una credenza religioso-taumaturgica legata al concetto del tocco che guarisce.

   Le mele in salamoia, addomesticando la traduzione, erano delle mele di una qualità piccola e piuttosto acidula, che per poter diventare "d'la coumposta" dovevano essere tenute a macerare in una tinozza, disposte su strati di paglia, ed il tutto compresso ed imbevuto di acqua di torrente per 40 giorni. Passato questo periodo la mela acquistava un sapore gradevole, particolarmente apprezzato quando i festeggiamenti mettevano sete. 

Diego Priolo

(Estratto da "L'eco del Chisone" 20 Aprile 2000
L'illustrazione è tratta da: http://www.comune.piossasco.to.it/album/epoca/pagine/cap-svaleriano.htm

data revisione:   16/07/2006