vecchio Piemonte

Bonifacio Felice Bochiardo (1747-1794)                

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Bonifacio Felice Bochiardo, speziale pinerolese del settecento

Malva  (foto Sergio Giacone)

 

   Tra i libri preziosi custoditi nella Biblioteca Comunale Alliaudi di Pinerolo, ci sono due voluminosi manoscritti, accomunati dallo stesso titolo: Campo Botanico Pinerolese. Si tratta di due cataloghi relativi alle piante selvatiche che nascevano senza coltura nei dintorni di Pinerolo, tra lo spazio di un miglio circa, e che Bonifacio Felice Bochiardo (1747-1794), speziale ed appassionato botanico, compilò per far conoscere ai suoi colleghi che cosa offrivano in merito i dintorni della sua città.

   Il primo, di grande formato (46 x 28 cm e circa 10 di spessore) ed in folio, è rimasto però incompleto; sono infatti soltanto 17 i soggetti botanici trattati. Il testo è comunque valorizzato da una cinquantina di pregevoli disegni di animali del territorio (di cui 28 insetti), eseguiti dal fratello Simone, abate, e forse, in qualche caso, dallo stesso Bonifacio.

   Due anni dopo, nell'anno del Signore 1780, il secondo volume, di formato più piccolo: 24x17cm e graficamente povero ma di ben 374 pagine, tutte scritte a mano, e con correzioni ed aggiunte, poteva ritenersi concluso. Nel sottotitolo, oltre a quanto sopra già riportato, si anticipava che venivano pure descritti in quest'opera i funghi e gli animali selvatici che ritrovansi fra lo stesso distretto.

   I funghi sono trattati in 6 pagine nella II parte del cap. II. Le numerose aggiunte apportate dal Bochiardo fanno presumere da un lato che l'argomento fosse di una certa complessità e dall'altro che i funghi avessero all'epoca un peso non trascurabile nell'alimentazione quotidiana. Una risorsa alimentare in ogni caso estranea al valore gastronomico ora assegnatole. Tutti i soggetti, una cinquantina, sono descritti col loro nome triviale, per usare l'espressione usata dall'autore introducendo il capitolo, ed alcuni pure con indicazioni in merito all'utilizzo in cucina. Pochi quelli presentati anche con l'aggiunta del termine scientifico. Sostanzialmente la divisione tra funghi commestibili e non, è data dai termini (tuttora in uso) bollé, crava, famiolla, garritola, manin-a, pungola, cucumella e pissacan , ma non mancano commenti aperti per alcune specie.

   Un allargamento di contenuto indagato e quindi proposto all'attenzione dei lettori che può offrirci anche uno spaccato genuino della quotidianità del tempo.

   D'altra parte la sua città, nonostante fosse già così ufficialmente qualificata da due secoli, era ancora culturalmente in forte e stretta relazione con la campagna. Così la sua ricerca, sebbene avesse come finalità quella di fornire istruzioni sull'utilizzo di queste piante selvatiche in ambito farmacopeico, risultò anche accessibile al lettore popolare e meno istruito. Tra l'altro il Bochiardo, oltre a corredare ogni soggetto trattato di quell'apparato culturale-conoscitivo che lo circondava: luogo di raccolta, il tipo ed il tempo della fioritura, quali parti ed in quali composizioni si utilizzavano, rarità o abbondanza, abbinò al nome scientifico (secondo Linneo) quello dialettale, spesso rivelatore a sua volta di informazioni non secondarie. Anzi, proprio in questo scelta linguistica, oltre al riconoscimento della veicolarità e della comprimarietà della lingua piemontese all'epoca, è facile presumere che un testo così espresso, almeno nelle intenzioni dell'autore, dovesse assumere da un lato maggiore incisività informativa e dall'altro una maggiore rassicurazione sul contenuto trattato.

   D'altra parte le erbe medicinali erano sì la cura delle classi agiate ma soprattutto del popolo, di cui spesso erano l'unico rimedio a disposizione. Se l'efficacia era appurata dai risultati acquisiti attraverso l'uso, contribuivano in alcuni casi a questo riconoscimento, anche mediazioni ed accoglimenti di elementi tradizionali a valenza magicaparareligiosa, aspetti che in ogni caso facevano parte della cultura del tempo. Un'impostazione dunque di ricerca e di proposta per certi versi anticipatrice rispetto ai tempi.

   Le piante censite e comprensive dei funghi, da lui così contestualmente catalogati, furono oltre 600, di cui una buona parte costituì già un suo erbario nel 1776. Sull'uso popolare delle erbe, suoi informatori furono i contadini della zona, tra cui la vignaiola Maria Bonnin ed, in ambito accademico, il Dr. Pietro Dana dell'Università di Torino e nativo di Barge. Circa il contatto con il mondo scientifico del tempo, esso traspare oltre che dall'impostazione e dalla strutturazione del piano di lavoro del secondo volume, anche dall'elenco di autori botanici antichi e contemporanei, posto alla conclusione del primo.

   Un capitolo curioso è poi quello che egli dedicò alle piante che possono essere utilizzate per fornire colori, soprattutto per la tecnica dell'acquerello. Non è però chiaro se il fratello pittore fece uso di queste indicazioni o il Bonifacio le acquisì proprio attraverso questa fonte familiare, di certo emerge una sua conoscenza in materia non indifferente.

   L'opera del Bochiardo, tutt'oggi inedita, fu infine oggetto di particolare ed attento studio negli anni sessanta da parte di due farmacisti pinerolesi : il dr. Sergio Rocchietta ed il dr. Franco Bourlot, le cui ricerche divulgate su importanti pubblicazioni del settore, sono state determinanti nel salvaguardare la documentazione e la figura scientifica di questo grande mediatore e comunicatore delle virtù del mondo naturale.

                                                                                                          Diego Priolo

(Da  l'eco del chisone n.41, del 19 ottobre 2005 )

data revisione:   16/07/2006