vecchio Piemonte

Federico Asinari conte di Camerano (1527 - 1575)        

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Federico Asinari conte di Camerano

Stemma araldico degli Asinari di Camerano (tratto da http://xoomer.virgilio.it/blasonpiemon/Pagina1.html#Asinari)

 

   "Di genaro sono morti il signor Perin Bello consigliere di stato et il conte di Camerano bravo in litere et arme": così annota nel 1576 Giulio Cambiano di Ruffia nei suoi memoriali (1). "Bravo in litere et arme": poche e semplici parole tratteggiano nel miglior modo la figura di Federico Asinari, conte di Camerano.

   Egli appartiene ad una famiglia astigiana che rivendica lontane origini nobiliari. Si legge che "venuto Carlo Magno in Italia ad istanza di Adriano, papa, contro il re Desiderio, ultimo della stirpe longobarda, e passato pel monte Cenisio, fu ricevuto alla Novalese da Asinio, ossia da Asinario degli Asinari, allora abate della Novalese, e talmente restò detto imperatore soddisfatto, che volle concedere molti privilegi non solo a quell'abbazia, ma anche alla famiglia di detto abate, creando molti di essi cavalieri di sua Corte, et onorandoli del nome di suoi consobrini" (2).

   Se tuttavia preferiamo dar credito ai documenti del tempo in cui vissero i singoli personaggi è da ammettere che il primo atto sicuramente riferibile agli Asinari di Asti lo troviamo solo nel 1193: a Genova, nella bottega di Guglielmo Malocello, Opicinus Asinarius di Asti vende della merce a Iacobus de Albiçano (3). Una domus asinariorum ed un solarium asinariorum sono attestati poco dopo, ad incominciare dall'anno 1194, in Asti: ivi sono prese importanti decisioni del Comune (4). Anzi nel 1207 troviamo per la prima volta un Asinari che ricopre in Asti una carica pubblica: è membro del Consiglio di credenza (5)

   Ma un Asinari sicuramente riferibile a Camerano compare solo parecchio dopo, nel 1295, anche se dal documento risulta che da tempo questa famiglia esercita la signoria sul borgo. Si tratta del dominus Tomaso Asinari il quale fa testamento ed istituisce erede per il castello di Camerano, e per quant 'altro gli spetta nel medesimo borgo, il fratello Giorgio (6).

   Federico discende da questo Giorgio ed è figlio di Giovan Francesco: proprio quel Giovan Francesco a favore del quale, nel 1530, l'imperatore Carlo V erige in contea il feudo di Camerano. In quel tempo, ce ne informa il Casalis, il castello di Camerano era munito "per modo che le fortificazioni ne erano giudicate valere la somma a quel dì considerabile di trentamila scudi" (7).

   Federico ha suscitato l'interesse di non pochi studiosi. Sono da ricordare in particolare le ricerche condotte dal barone Giuseppe Vernazza e dal Napione (8). Lo studio più accurato, anche per la copiosa sua documentazione, è costituito dalle quarantaquattro pagine che il Neri ha dedicato all'argomento nel 1901 (9).

   E' bene subito precisare che, nonostante l'impegno dei biografi, il nostro desiderio di informazioni sempre precise o complete risulterà spesso inappagato: ad incominciare dalla nascita.

   Il Tiraboschi, ad esempio, afferma che Federico è nato sulla fine dell'anno 1527 (10). Il De Rolandis propende per il gennaio 1528 (11). Il Manno, invece, si limita a dire ch'egli era già nato nel luglio di quest'ultimo anno (12).

   Intorno al luogo di nascita il Manno non si esprime, mentre altri autori indicano Asti. Il Napione - lo ricorda anche il Neri - ritiene invece che Federico sia nato a Camerano. Infatti da una testimonianza del 1560 risulta che Giovan Francesco, dopo il matrimonio, "per lo più stava in Camerano, benché sovente andasse e venisse in Asti"; ed è noto che il matrimonio del padre dì Federico con Lucrezia Torelli ebbe luogo alla fine del 1526. Ma esiste anche un'altra testimonianza del 1539 - una dozzina di anni dopo la nascita di Federico - dalla quale risulta invece che da molto tempo Giovan Francesco abitava in Asti con la famiglia, e si recava talora nel castello di Camerano ed in altre sue terre. E' appena il caso di aggiungere che questi dubbi, se non vennero risolti a suo tempo, è difficile che possano esserlo oggi.

   Della gioventù di Federico nulla risulta. Le prime notizie certe, o quanto meno relativamente tali, riguardano il matrimonio, avvenuto in Parma con Costanza Sanseverino d'Aragona. Con buoni elementi il Neri attribuisce le nozze all'anno 1547. Sulla scorta delle Carte Meana e del Gabiani si può affermare che il padre era deceduto l'anno precedente: nel 1546 viene infatti sepolto nella chiesa di santa Chiara in Asti (13).

   Non occorre molto sforzo per supporre, come hanno fatto i biografi, che Federico sia stato presto impegnato in studi umanistici e nell'apprendimento dell'arte della guerra. D'altra parte, almeno in quest'ultima, le occasioni non si sarebbero fatte attendere sia per le rivendicazioni degli Asinari di Camerano su Costigliole d'Asti, che li opponevano ad altri Asi nari, sia per la ripresa della guerra tra Spagna e Francia. Alla lite per il possesso di Costigliole il Viarengo dedica non poche pagine (14). Le sue origini debbono essere fatte risalire all'anno 1341, quando gli Asinari di Camerano acquistarono metà del feudo, mentre la restante parte passò ad altri Asinari. Le cose però non andarono bene quasi fin dall'inizio perché nel 1360 quei di Camerano vennero estromessi e nel 1382 il conte Amedeo VI di Savoia li escluse addirittura dalla investitura di Costigliole. La lite che ne insorse fu lunga e venne ravvivata proprio dal padre di Federico, nel 1533, per riavere la metà del feudo sottratta alla sua famiglia. Le parti si limitarono dapprima a sostenere le rispettive ragioni con l'ausilio di giureconsulti: quindi quei di Camerano fecero un primo tentativo per impadronirsi del luogo conteso a mano armata, ma senza successo. Le sorti mutarono in seguito allorché Federico - sono parole del Viarengo - "giovane di spirito bollente ed audace", essendo ufficiale al servizio di Spagna nei pressi di Asti, si portava improvvisamente con soldati sotto le mura di Costigliole e, sorprendendo gli avversari, si impadroniva del castello cacciandone gli occupanti. Ciò avviene il
7 novembre 1549 (verso la fine del mese secondo il Neri)
(15).

   Naturalmente la parte avversa predispone contromisure, le quali risultano indubbiamente efficaci perché - anche se non sappiamo bene come - qualche tempo dopo la ritroviamo nel pieno possesso del castello conteso.

   La lite dura tutta la vita non solo di Federico ma anche di suo figlio. Quanto Federico si sia acquietato alla perdita di Costigliole è dimostrato dal fatto che l'8 luglio 1552 i feudatari del luogo si apprestano a rinforzare
le difese del castello contro il conte di Camerano e gli altri nemici. L'occupazione di Costigliole ci mostra un Federico il quale, nonostante l'età di 22 anni, ha grande abilità e non minore determinazione. Il duca di Savoia, Carlo II, ed il principe di Piemonte Emanuele Filiberto, ordinano a Federico di lasciare il castello occupato sotto pena della perdita dei propri beni. Federico protesta fedeltà al Duca, ma non recede, con la seguente lettera in data 8 dicembre 1549: "Io non sono entrato nel castello di Costigliole per disprezzo dell'autorità di v.a. ecc.a ma consultato così potervi entrare da peritissimi jureconsulti et massime senatori di lei col cui consiglio mi parve non poter far errore spetialmente contra di v.a. ecc.a nel cui servigio ho perduto la più parte del mio et non vorei ricuperano per mezzo che mi arrecasse la disgratia sua, ma inanzi perdervi quel che m'avanza sperando oltre lo esser lodato d'haver fatto quel che devo d'intorno alla fedeltà ch'io le tengo, riportarne remuneratione da v.a ecc.a per mera gratia sua et non esser espulsso di quel che di ragion mi tocca come degnandossi cometere che sia veduto ne potrà essere informata a pieno et ne suplico v.a ecc.a la qual so non tener mai chiuse le orecchie a nissuno che la ragion sua dica come ottimo et giusto prencipe nella cui bontà et giustitia sperando le baso humilmente le mani pregando n.s. la Ill.ma sua persona felicemente conservi". E' anche un esempio della prosa di Federico. 

   Ma non è tutto sulla lite. Mentre Federico è impegnato per Costigliole, a Camerano si presenta un commissario di Emanuele Filiberto per ridurre in suo potere il luogo: un luogo che - il conte non tralascia occasione per farlo presente - è feudo imperiale e non dipende quindi dal duca. Il commissario si vede impedito l'ingresso dal castellano perché il conte è assente e deve esserne informato. Da parte loro i sindici di Camerano non possono deliberare per lo stesso motivo: essi - lo riferisce il Neri - si dichiarano "persone de villa illiterate et che non hanno scientia" e protestano la loro fedeltà - derivante da giuramento - a Federico. Le parti tergiversano e poi non se ne fa nulla.

   Qualche problema il conte di Camerano ha anche coi signori di Gabiano per via di alcuni possessi in Frassineto: ma la sua fama militare è da ascrivere soprattutto ai servizi resi in occasione della guerra tra Francia e Spagna per il predominio in Italia. E' una fama tuttavia che, se per i contemporanei aveva contorni precisi, a noi è stata tramandata dai biografi in modo tanto generico da mancare spesso di riferimento a fattispecie concrete. Sicché spesso non si conosce a quali eventi il Nostro abbia direttamente partecipato e, nell'affermativa, la entità e la qualità del suo contributo. Così è, ad esempio, per alcuni dei fatti che toccano direttamente il castello di Camerano.

   Fin dal 1550 Enrico II di Francia aveva mandato in Italia il maresciallo Brissac, le cui truppe intraprendono l'occupazione delle principali località del Piemonte. Nella cronaca di un contemporaneo, il notaio Gianbernardo
Miolo, si legge che il 29 agosto 1552 il Brissac "cum exercitu suo castra Camerani et Solii agreditur et capit, intrusis libere abire permissis"
(16). Nel prendere i castelli di Camerano e del vicino Soglio i francesi, dunque,
permettono agli spagnoli di abbandonarli liberamente. Qui sorgono due problemi dei quali uno, cosa non insolita, è di data. Il Casalis ed altri propendono per l'anno precedente. Chi ha ragione? Si può dar torto ad un contemporaneo e per di più notaio? D'altra parte è proprio il 1552 l'anno in cui Enrico II attacca Carlo V ed il Piemonte diventa campo di battaglia. Ma il conte di Camerano era presente alla difesa del proprio castello? Le cronache non lo riferiscono. 

   Poco prima abbiamo appreso che quei di Costigliole nel luglio 1552 avvertono la necessità di apprestare migliori difese contro la parte di Federico. Secondo il De Saluces, inoltre, il signore di Camerano è al comando della fortezza di Verrua allorché - sembra nel luglio 1552 - questa viene conquistata dal Brissac (17). Il castello è ripreso dagli spagnoli e quindi riconquistato dal Brissac. Il Miolo annota che il 5 ottobre 1554 "prorex Brisachus infestat castrum Camerani astensis. incendio dirrimunt": la guarnigione spagnola viene distrutta. Ma questa volta Federico non è presente, anche se non sappiamo bene ove sia.

   In un viaggio tra Spagna e Italia egli era stato fatto prigioniero dai francesi, dai quali si riscatta pagando una taglia di 6.000 scudi: inutilmente i francesi avevano tentato di far passare Federico dalla loro parte.

   Probabilmente libero solo da poco, nell'aprile 1554 l'Asinari è in Belgio dove Emanuele Filiberto, ora duca di Savoia in seguito alla morte del padre, gli affida una lettera per il monsignore di Masino. Il 30 ottobre dello stesso
anno il conte viene nominato gentiluomo di camera del duca.

   Negli anni seguenti - riferisce il Neri - Federico "guerreggiò in Piemonte, ma non sappiamo se di continuo". Che non vi sia stata pace anche nella zona di Camerano è sempre il Miolo a ricordarlo: egli registra infatti una tregua tra francesi e spagnoli, avvenuta il giorno di sabato 7 marzo 1556 proprio nei pressi di Montechiaro.

   Alcuni biografi riferiscono di un viaggio del conte in Inghilterra, affermando che "l'opera sua sia stata di non poca efficacia per ottenere il soccorso di non meno di quindicimila inglesi, che contribuirono a vincere la
famosa giornata di S. Quintino
" (Napione): nella quale giornata le forze comandate dal duca di Savoia travolgono quelle francesi. Mancano tuttavia prove del viaggio
(18). Sta di fatto che, in riconoscimento dei servizi
resi, il 7 febbraio 1557 Filippo Il di Spagna assegna all'Asinari una pensione.

   Il 24 giugno 1558 Emanuele Filiberto conferisce a Federico la carica di consigliere di guerra: di "ministro per gli affari della guerra" scrive il Casalis. Nel medesimo anno Federico partecipa nel Cuneese alla presa di Cen-
tallo. Quindi, essendo incaricato di trasportare danari, viene assalito dal Brissac e si salva rifugiandosi in Asti. Vediamo come l'interessato descrive la sfortunata azione in una lettera al duca datata Asti 12 settembre 1558.
"Scrissi questi giorni passati a v.a Alt.za dandole aviso della presa di Centalo et che essendo mandato dal Ducca di Sessa qua in Aste havea fra duo giorni da tornar al campo; hor le scriverò che essendo in camino per tornarvi accompagnandomi con circa a quatrocento cavalli che ivano per scorta di alcuni danari per soccorso del campo; per il poco ordine di quelli che haveano cura della scorta et per tradimento della guida presso a Ceresola fu rotta la scorta da mons.r di Brisacco in persona con cinquecento cavalli et forse duo millia fanti; io dopo aver fatto il debito mio et mortomi il cavallo sotto, salendo sopra un altro come Dio volle mi salvai in Aste; et in questa rotta è stato preso il cap.no Moreta di Niza".

   Come viene descritto l'episodio dagli altri? Vediamolo. "Brillarono le sue virtù ed il suo valore non tanto nelle Fiandre ed in Ungheria, ove lo inviava il Duca di Savoia con 400 archibugieri in soccorso di Massimiliano II contro i Turchi comandati da Solimano, quanto in patria nella battaglia di Ceresole" (De Rolandis). "Brillarono le sue virtù ed il suo valore tanto nelle Fiandre ed in Ungheria, dove lo inviò il duca di Savoia con 400 archibugieri in soccorso di Massimiliano II, quanto in patria nella battaglia di Ceresole" (Gabiani). "Trovatosi ad una fazione presso Ceresole alla testa di quattrocento cavalli, potè ridur salva in Asti la copiosa militare cassa di Spagna, ed ivi le assembrate soldatesche ricevettero le loro paghe"  (Casalis).

   Intanto le vicende belliche tra Francia e Spagna volgono a favore della seconda. Ha successo anche il duca Emanuele Filiberto a S. Quintino nelle Fiandre. Si arriva così, il 3 aprile 1559, alla pace di Cateau Cambrésis in
seguito alla quale il ducato di Savoia viene restituito ad Emanuele Filiberto e questi rientra nel ducato, nonostante che francesi e spagnoli occupino ancora diverse città del Piemonte.

   In dicembre Federico è al seguito del duca quando questi, a Nizza, procede all'investitura del marchese di Masserano. Il 16 febbraio 1560 è lui stesso ad essere investito del feudo di Camerano. E' di pochi giorni
dopo - del I marzo 1560 - un più tangibile segno della considerazione di Emanuele Filiberto verso il conte.
Durante le guerre tra Francia e Spagna Federico aveva "consunto buona parte del suo patrimonio, con la perdita di tre Castelli dai nemici stati rovinati": così riferisce l'anonimo autore dell'opuscolo a stampa
conservato presso la Biblioteca consorziale di Asti. I castelli "gettati a terra e rovinati" dai francesi sono addirittura cinque secondo una stampa intitolata "Discorso sopra la libertà et possesso antichissimo di Came-
rano
"
(19) e precisamente quelli "fortissimi" di Camerano, Casasco, Monale, Valdichiesa e Dusino. Sono due, invece, secondo quanto scrive lo stesso Emanuele Filiberto (20). Il duca dunque, per ricompensare il conte della patita "ruina di doi Castelli, cioè di Camerano et di Val di Giesa, et si e in molti migliara di scuti impegnato per sostenersi fuori de' suoi beni, et a nostro servicio, ne parendosi honesto lasciarlo del tutto senza qualche agiutto", gli dona il palazzo già dei Troya, sito in Asti, con la torre dell'Orologio. 

   Dopo pochi mesi il palazzo è già in vendita: il 10 agosto il duca conferma la vendita ad Odonello Mercandillo fatta dallo stesso Asinari (21).

   Non sembra tuttavia di andare lontano dal vero nell'immaginare che non sia stata meno gradita al conte la nomina a colonnello per la milizia da levare nel contado di Asti. E' sempre il Neri a fornirci al riguardo notizie documentate, trascrivendo le patenti rilasciate dal duca a Nizza il 10 febbraio 1560. "Essendo necessario - così scrive Emanuele Filiberto - per la difenzione et preservatione di nostri stati stabilir in essi una Militia ordinaria, la qual habbia ad essere presta et apparecchiata ad ogni bisogno, che sopravenisse accio che non si viva più a beneficio di fortuna, ma si possa meglio trattener la Pace et schivar la guerra, et volendo per ciò deputar quattro collonelli a carico di quali si distribuirano li paesi di qua da' monti, per ordinar ogniuno nel suo quartier la gente quivi destinata, Et conoscendo molto bene per molte prove le degne qualità et honorate parti de la persona del molto mag.co consigliero et cambellano mio car.mo il conte di Camerano, et massimamente le cognitioni et l'esperienza sua de l'arte militare la qual si è acquistata con la solecita essercitatione ne li maneggi et cariche havute ne le guerre passate, Atteso ancora il sincero affetto che egli mostrò sempre in serv.o nostro seguitando ne maggiori pericoli nostra sorte, C'è parso con matura deliberatione dichiararlo et deputarlo nostro Collonello nel Contado di Asti marchesato di Ceva et terra di Costigliole de la gente che in essi luoghi è destinata o si destinerà et haverà da farsi...".

   Il compito dei colonnelli è meglio definito in un editto emanato a Vercelli il 28 dicembre 1560. Si tratta della creazione di una milizia formata esclusivamente da sudditi del duca: uomini dai 18 ai 50 anni, raggruppati in quattro colonnellati (Ivrea, Asti, Piemonte proprio e Nizza), destinati a prestar servizio nelle loro terre nel numero richiesto alle Comunità. Tra i privilegi dei militi sono quelli di non poter essere imprigionati per debiti e di non essere sottoposti alla pena della tortura (22). Il Casalis ricorda l'avvenimento scrivendo che "nel 1560, raggiunto il duca a Nizza di Provenza, (Federico) ebbe la parte principale nella creazione memorabile della provinciale milizia, per cui quel Sovrano con poco dispendio potè disporre delle forze di 36.000 uomini, opera di gran momento per quell'età."

   Del 20 ottobre 1561 è un altro segno della considerazione del Duca verso il Nostro: la donazione di trecento scudi all'anno. Ecco la motivazione del provvedimento.  "Fu sempre costume dei ser.mi nostri maggiori di dimostrare il loro libero animo verso quegli che con affettione gli hanno serviti, dai quali pigliandone essempio noi, et conoscendo con quanta sodisfattione nostra ci habbi sempre servito et di presente ci serve il Molto mag.co fedel cons.ro et cambellano nostro carissimo Federico Asinari conte di Camerano, il quale seguitando di continuo la travagliata nostra fortuna nelle passate guerre, non solo non ha spargnato le cose sue, ma per servitii ne ha consumata la maggior parte con la perdita di tre castelli che gli hanno
ruinati i francesi per non haver egli voluto accettar mai gli partiti che da loro gli venivano offerti accio che si levasse dal nostro servitio, oltra quello che pati essendo per i nostri servitii fatto pregion da detti Francesi alli quali per suo riscato pagò una egregia taglia...
". In questo gesto ducale è implicito, ma non meno evidente di una esplicita menzione, che i meriti di Federico al servizio di Spagna e dei Savoia sono ben superiori a quelli documentati negli atti a noi pervenuti o quanto meno in quelli finora editi.

   L'ultima volta che il nome del conte è associato ad un'impresa militare è nel 1566. I turchi avanzano nell'area mediterranea: non siamo lontani dalla battaglia di Lepanto. Il 18 maggio 1566 l'ambasciatore veneto Contarini avverte che il conte di Camerano, piemontese "che serve il signor duca di Savoia", aveva ricevuto l'incarico di "fare ottocento archibusieri italiani" (23). L'informazione viene confermata qualche giorno dopo, il 28
maggio, da un ordine della duchessa Margherita: "a tutti sia manifesto - è il Neri a trascriverlo - qualmente havendo sua M.ta Ces.a per litere sue missive dimandato al Duca mio consorte et marito honor.mo che
lasciasse levare al Conte di Camerano sopra questi stati infin ai num.o di Otto cento fanti per menargli a la guerra d'Ungheria, si siamo contentati et contentiamo di permettere al detto Conte, che levi il detto num.o di gente in qualunche parte di detti stati che li sia più comodo non ostante qualsivoglia prohibitione contraria; con possanza di adunar sue compagnie nelli luoghi della Montà, di Canale, Castelinaldo, Govone et Magliono, le quali terre assigniamo per allogiamento di esse compagnie
". 

   Quale fu la partecipazione dell'Asinari alla guerra contro il Turco? Lo si deduce da due lettere di Federico. Giunto a Vienna, il 18 luglio 1566 egli scrive a Bernardino di Savoia per informarlo che S.M. è soddisfatta della sua gente; che l'indomani partirà per l'esercito, avrà parte nei consigli e parteciperà del comando sino alla venuta dell'imperatore nel campo. Nella seconda lettera del 13 agosto, egli, dopo aver fornito ragguagli sui movimenti degli eserciti contrapposti, spiega i suoi disegni e mostra di essere ascoltato e tenuto in conto (Neri). Il Casalis afferma che l'Asinari ha partecipato alla presa di Tatta, ma ciò viene smentito dal Neri. 

   L'anno dopo - il 9 marzo 1567 - troviamo il conte al battesimo di Carlo Emanuele. Non è la sola prova della sua partecipazione alla vita di corte. D'altra parte, oltre che "colonnello di Sua Altezza nell'Asteggiana", egli è sempre gentiluomo ordinario di camera del duca (24). Alla vita di corte partecipa anche la moglie, dama della duchessa: ad incominciare dal 1° gennaio 1561 alla contessa di Camerano viene assegnata un'annua somma da corrispondere fino a che essa seguirà la duchessa e starà nella sua corte.

   Federico possiede di certo doti non comuni di abilità, che ha dimostrato ancora in giovane età in occasione della contesa per Costigliole. È naturale quindi che il duca lo impieghi in missioni, delle quali alcune sono già state ricordate. Nel 1561 il conte è presso il duca di Parma, Ottavio Farnese; nel 1564 presso il nuovo imperatore, Massimiliano II; nel 1570 presso il Granduca di Toscana, Cosimo I. Nel 1575 - scrive il Neri - egli imprese a trattare affari diplomatici considerevoli tra il Duca e l'Imperatore, specialmente per il disegnato matrimonio fra Emanuele Filiberto ed Isabella, figlia di Massimiliano. "Ma a cotante virtù guerresche e politiche - aggiungono i biografi - riuniva il Conte di Camerano un'ingegno veramente poetico, e colto a segno e gentile, che le sue rime ottennero le lodi di Annibal Caro". Queste lodi sono contenute in una lettera che il Caro dirige al Nostro il 22 luglio 1559 (25). A mezzo di Francesco Sanseverino, cognato di Federico, il Caro era stato richiesto di un giudizio su un libro di rime del conte. Egli risponde rallegrandosi con Federico perché, pur "attendendo all'arme spezialmente", si dedica a questa "professione, nella quale quanto allo spirito poetico - continua il Caro - non so che sia oggidì chi le ponga piede innanzi"; ed aggiunge che "la somma di tutto è non solo laudabile ma eccellente", e che, anche se ha da dare consigli, questi sono "di picciolo momento" e riguardano solo  l'elocuzione. La lettera concerne probabilmente le Rime, o meglio il primo dei due libri che le raccolgono: un loro manoscritto è conservato presso varie biblioteche tra cui la Nazionale di Torino. Le Rime, come la restante pro-
duzione letteraria di Federico, restarono inedite durante la vita dell'autore: fanno eccezione un epigramma latino ed un sonetto, editi a Venezia negli anni 1563 e 1569.

   "Le Rime del Camerano - scrive il Neri - di spirito e forma petrarchesche, si compongono in un insieme garbato e, a onta di poche eccezioni, sobrio. Vi scorgiamo un poeta che ha ritrovato nel Petrarca lo stile
per esprimere tutti i suoi sentimenti: con quello studio e con non molto di più egli si è formata l'arte sua. Segue il Petrarca assai da vicino, senza cercare di nasconderne atteggiamenti e mosse; le canzoni sono tutte formate secondo gli schemi del Petrarca, spesso persino con ugual numero di stanze...
". Esse sono di contenuto amoroso.

   L'opera alla quale il Nostro deve in maggior misura la propria fama è invece una tragedia, che si ritiene scritta attorno al 1570: "Il Tancredi principe". Questa riprende una novella del Boccaccio e "per consentimento de' migliori giudici - scriveva il Tiraboschi - ha luogo fra quelle che fanno onore al teatro italiano". Venne erroneamente attribuita al Tasso e come tale, sotto il titolo "Gismonda", fu stampata a Parigi l'anno 1587. Fa parte della edizione a stampa delle opere dell'Asinari, edita nel 1795 a Torino a cura del Vernazza (26). I manoscritti delle opere conservati presso varie biblioteche presentano discordanze, tanto da destare l'impressione che l'autore si fosse riservata una loro revisione. Il Vernazza non fu affatto soddisfatto della propria edizione, tanto da ripromettersi un edizione "migliore di molto".

   La fortuna riscossa nel tempo dalla tragedia non è stata costante. "Non indegna al tutto del nome del Tasso", la giudicò lo Zeno; "la prima più perfetta tragedia che in quest'epoca possa mostrar l'Italiano Parnaso", scrisse il Napione; "di scarso valore poetico" dice l'Enciclopedia Italiana. Può interessare il giudizio del  Cognasso. Questi, dopo avere ricordato che tra i cortigiani di Emanuele Filiberto vi era anche chi si occupava delle lettere e della poesia, esprime l'opinione che non fossero grandi poeti il Pingone, il Della Rovere ed il Bobba, mentre mediocrissimo era il Pellipari. Quindi aggiunge: "più nobile poeta fu un cortigiano ed amico del duca, Federico Asinari di Camerano, che si occupò di poesia negli intervalli delle guerre e delle ambascierie. Le sue rime sono di spirito e di forma petrarchesche, come petrarchesca la sua imprecazione ai principi italiani fattisi lupi assetati; ma certo i suoi versi son migliori dei poemi incompiuti e della tragedia  Il Tancredi principe" (27)

   Del conte di Camerano sono altresì due poemi."L'ira di Orlando" si ispira al mondo cavalleresco: se ne posseggono tre libri dei quali il terzo incompiuto. "Le trasformazioni" traggono invece ispirazione dalle Meta-
morfosi di Ovidio e si compongono di quattro libri, dei quali l'ultimo è incompleto. Il giudizio del Neri è certamente severo: "un lungo lavoro di composizione della materia e uno studio della verseggiatura non ispregevole", ma "di assai scarsa importanza: esercizi, non opere di vera comprensione artistica". L'opera dell'Asinari deve essere giudicata alla luce del suo secolo. Inoltre, come il Grassi ricorda, egli fu il primo fra gli
astigiani a scrivere bene il volgare
(28).

   In onore di Federico venne coniata una medaglia. Sul diritto figura il busto di questo, di profilo a destra, armato di corazza, con la scritta FEDERICUS. ASINARIUS CO. CAMERANI. PPR; sul rovescio un cavallo sfrenato col motto FRENAT. VIRTUS. Il Neri ed il Vesme ci comunicano anche il nome dell'autore: Pietro Paolo Galeotto o Galeotti, detto Pietro Paolo Romano (29). Lo Zeno riferisce di una seconda medaglia: ma questa - secondo il Neri - non sarebbe che l'unione del diritto della precedente col rovescio di un'altra.

   Negli ultimi anni la vita del conte si svolge tra Milano, Torino, Asti e Camerano. A Torino che dal 1563 è la nuova capitale dello stato sabaudo, egli abita nella casa di Perinetto Parpaglia, dei signori di Revigliasco. Ad Asti, dopo la vendita del palazzo Troya, il 10 marzo 1564 il duca aveva donato al conte un'altra casa. Il 4 settembre stesso anno "in casa dell'abitazione dell'ill. sig. Conte di Camerano", in Asti, la moglie di questi stipula un contratto col fratello.

   Nel 1572 in Camerano viene redatto l'atto di costituzione della dote a favore della figlia Margherita, prossima al matrimonio con Ghiron Valperga, conte di Masino: però Federico è assente.

   Due anni dopo, il 29 settembre, a Camerano Federico nomina il figlio Francesco suo procuratore nel contratto dotale da stipulare con conte Sforza Del Maino, padre di Margherita, promessa sposa al medesimo Francesco.

   Nel 1575, dopo aver soggiornato a Torino ed a Milano, il conte è di nuovo a Camerano: è seriamente  ammalato. I molti anni di attività prestata al servizio di Emanuele Filiberto, e le prove di fedeltà date in molte
circostanze, hanno certamente contribuito a stabilire tra il duca ed il conte, rapporti, oltre che di reciproca stima, di profonda amicizia. Lasciamo la parola al Gabiani: "Siamo in pieno periodo vendemmiale dell'anno 1575. Il duca Emanuele Filiberto volle venire a soggiornare alcuni giorni nella città di Asti, che gli era stata fedele e che egli non aveva ancora visitata. Ma vi fu mosso, certamente, anche da un delicatissimo pensiero,
quello di andarvi a trovare il grande amico suo coetaneo, conte Federico Asinari, che, assai malandato di salute perché colpito da grave morbo, trascorreva i suoi egri giorni nel proprio castello di Camerano... Ed il bel giorno di domenica, 25 settembre 1575, dopo aver pernottato a Montechiaro la sera del sabato precedente (proveniente da Verrua), giunge al castello di Camerano ove si trattiene a far colazione presso il conte Asinari predetto. Vi si trattiene per tutto il resto della giornata, riandando col suo prode e fido Consigliere di guerra i bei giorni dei loro trionfi guerreschi, e la sera di quel giorno arriva in Asti...
".

   Dopo questa notizia si fa il silenzio. La prossima è anche l'ultima perché il conte di Camerano non è più. Ma anche questa volta, come in occasione della nascita, insorgono incertezze. Giulio Cambiano di Ruffia, come riferito fin dal primo momento, afferma che il decesso è avvenuto nel gennaio 1576: così anche il Tira boschi. Il Manno parla del 25 dicembre 1576 mentre l'Enciclopedia Treccani si limita ad accennare all'anno: il 1576. Il Viarengo è addirittura per il 1592, ma credo si tratti di un errore di stampa. Il Neri, il Gabiani, il De Rolandis ed altri sono per il 25 dicembre 1575: è la data esatta perché ha la conferma del figlio in una lettera che dirige ad Emanuele  Filiberto per informarlo della perdita.

Ermanno Eydoux

 

Note

1 - Memorabili di Giulio Cambiano di Ruffia dal 1542 al 1611 con note illustrative di Vincenzo Promis, in "Miscellanea di storia italiana", tomo IX, 1870, p. 199. Come si vedrà in seguito, la data del decesso è stata indicata in modo erroneo.

2 - Da opuscolo a stampa, intitolato Asinari d'Asti, privo di indicazioni intorno alla data ed all'autore, conservato presso la Biblioteca consorziale di Asti: vari elementi fanno attribuire l'opuscolo al periodo che va dal 1828 al 1834. Così invece il Manno: "Un dì favoleggiavasi di un Asinio degli Asinari, abate di Novalesa, che avea accolto Carlo Magno"; egli ricorda inoltre che "altri rinculavano la stipite fino ad Asinario, condottiero di Vitige, re dei Goti" (Antonio Manno, Il Patriziato subalpino, vol. II, Dizionario genealogico, Torino 1906, p. 92). Cfr. Monumenta
Novaliciensia vetustiora
, a cura di Carlo Cipolla, vol. I, Roma 1898, documenti III, VI, VII ecc.

3 - Giuseppe Rosso Documenti sulle relazioni commerciali fra Asti e Genova (1182-1310) con appendice documentaria sulle relazioni commerciali fra Asti e l'Occidente (1181-1312), BSSS LXXII, Pinerolo 1913, doc. 198.

4 - Ferdinando Gabotto, Niccoia Gabiani, Le carte dell'Archivio capitolare di Asti, (830, 948, 1111-1237) BSSS XXXVII, Pinerolo 1907, doc. 134; vedi anche doc. 149, ecc.

5 - Codex Astensis, doc. 649.

6 - Archivio Stato Torino, serie Paesi - Provincia di Asti, mazzo 10 nr. 1. 

7 - Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico artistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, vol. III, Torino 1836, p. 352.

8 - Si vedano, in particolare: Gianfrancesco Galeani Napione, Vita di Federico Asinari, conte di Camerano, in " Mérnoires de l'Académie Royale des Sciences de Turin ", XXII (1913-14), pp. 121 ss.; stesso autore, Vite ed elogi di Illustri Italiani, Pisa 1818, pp. 3 ss.

9 - Ferdinando Neri, Federico Asinari, conte di Camerano, Poeta del secolo XVI, in " Memorie dell'Accademia delle Scienze ", Torino, serie 23, II (1902).

10 - Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, tomo VII, parte terza, Venezia 1746, p. 1242.

11 - G. M. De Rolandis, Notizie sugli scrittori astigiani, II ed., Asti, 1912, p. 46.

12 - Marino, op. cit., p. 101.

13 - Niccola Gabiani, La Chiesa ed il Convento di San Bernardino in Asti, Pinerolo 1898, p. 141.

14 - Pietro Viarengo, Memorie su Loreto e Costigliole d'Asti, Asti 1890, pp. 58 ss.

15 - E' del 1549 una missione di Federico nei Paesi Bassi, ove si trova Emanuele Filiberto, Principe di Piemonte: infatti verso la fine di agosto Federico reca a Carlo Il, duca di Savoia e padre di Emanuele Filiberto, una lettera di quest'ultimo.

16 - Cronaca di Gianbernardo Miolo di Lombriasco Notaio, in " Miscellanea di sto ria italiana ", tomo I, Torino 1862, p. 195.

17 - Isidoro Soffietti, Ricerche storiche su Verrua Sovia, in Rivista di storia, arte, archeologia per le province di Alessandria e Asti, 1963, p. 27. Secondo l'anonimo autore delle Memorie di un terrazzano in Rivoli la fortezza di Verrua era invece comandata dal capitano Bosio di Sommariva.

18 - Gaudenzio Claretta, Il duca di Savoia Emanuele Filiberto e la Corte di Londra negli anni 1554 e 1555, Pinerolo 1892, p. 58.

19 - Il documento è privo di data e di indicazione dell'autore. Giorgio Asinari, spentosi a Roma il 28 ottobre 1974, il quale me ne fornì una copia, assegnava la memoria agli anni 1620 o 1621.

20 - Niccola Gabiani, Le torri, le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti, BSSS XXXIII, Pinerolo 1906, p. 111.

21 - Vedi Raccolta per ordine di materie delle leggi cioè editti, patenti, manifesti, ecc. emanate negli Stati di terraferma sino all'8 dicembre 1798 dai Sovrani della Real Casa di Savoia, compilata dagli avvocati Felice Amato e Camillo Duboin, tomo 24', vol. 26', Torino 1860, p. 19; v. anche tomo 14', vol. 17', Torino 1848, pp. 1168-1169.

22 - Carlo Baudino Le istituzioni militari del Piemonte in " Storia del Piemonte ", Torino 1960, vol. 1, p. 439. Oltre Federico Asinari i primi colonnelli furono Tomaso Valperga dì Masino, O. F. Costa di Arignano e Stefano d'Oria.

23 - Anna Maria Berio, Per la Storia dei Savoia, Racconigi, BSBS, 1940, p. 83.

24 - E' annoverato tra i "gentilluomini della camera di Sua Altezza" in un atto del 2 settembre 1561 (op. cit. nella nota nr. 21, tomo 20', vol. 22', p. 1031); fa parte della delegazione che il 13 giugno 1561 viene " mandata ad incontrar madama - la duchessa " (Memorie di un terrazzano di Rivoli dal 1535 al 1586, in " Miscellanea di storia italiana ", tomo VI, 1865, p. 641).

25 - De le lett. famil. del comm. Annibal Caro, vol. 11, Venezia 1575.

26 - Giuseppe Vernazza, Poesie di Federico Asinari, Conte di Camerano, Torino 1795.

27 - Francesco Cognasso, Vita e cultura in Piemonte in " Storia del Piemonte ", Torino 1960, voI. III, p. 675.

28 - Serafino Grassi, Storia della Città di Asti, II ed. vol. I, Asti 1890, p. 78.

29 - Schede Vesme, L'arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, vol. III, Torino 1968, pp. 835-950.

 

(Estratto da "il platano", rivista di cultura astigiana, Asti, anno III, 1978, pp. 3-15)

data revisione:   16/07/2006