vecchio Piemonte

Marziano Bernardi (1897- 1977)        

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Marziano Bernardi, critico e storico dell'arte
 

Lorenzo Delleani - Paesaggio montano con mucche al pascolo - 1886
(olio su tavola - coll. privata)

   
   L'immagine di Marziano Bernardi, scomparso all'età di ottant'anni, riaffiora alla mente attraverso il multiforme mosaico degli incontri nelle gallerie torinesi e nello studio di via Bezzecca tra libri e riviste d'arte, attraverso la sequenza delle conversazioni ricche di misurati ed acuti giudizi intorno alle esperienze dell'arte contemporanea.  Esperienze alle quali aveva dedicato, con perseveranza e severo controllo critico, cinquant'anni della sua esistenza e che sono racchiuse negli innumerevoli articoli giornalistici, nei saggi monografici e nei volumi che racchiudono
il senso più profondo di quella cultura piemontese alla quale era legato indissolubilmente.

   E' proprio nell'ampia visione dell'evolversi delle vicende artistiche del Piemonte che il Bernardi trovò la vera essenza del suo discorso critico e storico, la significativa individuazione di un territorio e di un ambiente che amava e nel quale erano riposti quei valori morali e culturali in cui credeva fermamente.

   Direi che in Marziano Bernardi vi era la ferma volontà di comunicare una realtà che il tempo aveva inevitabilmente mutato, vi era il desiderio di ricreare attraverso l'incidenza della parola che si faceva immagine tattile, paesaggio rivisitato, intensa emozione espressiva, una vicenda artistica che nel fluire degli anni trovava nuovi approdi conoscitivi.

   Dal romanticismo fontanesiano (al quale aveva dedicato numerosi ed approfonditi studi) al naturalismo di Delleani, dall'Impressionismo francese al verismo dell'ottocento italiano si muove l'indagine critica di Marziano Bernardi che di fronte alle avanguardie del novecento mantenne una posizione di aperta polemica, pur non rinunciando a seguire con puntigliosa attenzione il nascere di quelle correnti e di quelle ipotesi operative che hanno caratterizzato l'iter del rinnovamento delle arti figurative. Una posizione, la sua, ferma e risoluta che emerge da una delle tante recensioni redatte in occasione di esposizioni in gallerie pubbliche e private:  ...si deve convenire che la tendenza dell'arte contemporanea è di suggerire, raccontare delle "idee", più che di concretarsi in opere esclusivamente indicative di volontà e di possibilità artistiche? Non c'e' da temere che ci si accontenti troppo di "idee"?...

   Il suo pensiero e la sua formazione rimasero quindi legati alla tradizione culturale italiana e la predilezione per un'arte intesa come interpretazione del vero naturale ne determinava i connotati essenziali, le linee di sviluppo critico sempre mediate da un senso di intima poesia, di velato romanticismo che costituì da sempre il supporto di quella sua prosa limpida e scorrevole che trovava un puntuale riscontro nei lettori.


   Nato a Torino il 3 maggio del 1897 (il padre Carlo era professore e scrittore di romanzi e racconti, la madre Eva aveva frequentato lo studio del pittore Carlo Pollonera), Marziano Bernardi si occupò sin dal 1920/21, dopo aver partecipato come tenente degli alpini alla I Guerra Mondiale riportando una grave ferita sull'Adamello, di letteratura con scritti su Leopardi e su Flaubert e collaborò inoltre alla Rivista Europe di Romain Rolland. Nel 1924 fondò con Lorenzo Gigli la rivista torinese Il Contemporaneo e un anno dopo accettò, insieme a Mario Gromo, la direzione del Teatro di Torino che annoverava fra i suoi creatori Riccardo Gualino, Guido Maria Gatti, Gigi Chessa con la consulenza di Lionello Venturi.

   Intorno agli anni trenta entrò a far parte de " La Stampa " come redattore e critico d'arte e da questo momento la sua attività si svolse all'insegna di una costante dedizione rivolta verso l'arte figurativa e soleva ripetere:  . . .è fondamentale seguire un preciso indirizzo d'indagine sulle
espressioni artistiche (siano queste pittura, musica o poesia) evitando di
scrivere genericamente su ogni argomento...

   Fra le molte mostre alle quali collaborò ricordiamo la retrospettiva di Antonio Fontanesi (1932) nel cinquantenario della morte, la vasta esposizione di opere di Felice Casorati (che fu tra i primi a suggerirgli di
occuparsi d'arte) nel 1937 e la significativa riproposta della pittura piemontese dell'ottocento attraverso le rassegne allestite nel Salone de La Stampa ed imperniate su personalità come Vittorio Avondo, Lorenzo Delleani, Pellizza da Volpedo e Giovanni Giani, che rimangono a testimonianza, con i nitidi testi di presentazione, della sua attiva partecipazione alla diffusione di un'arte che appariva fin troppo chiusa nei confini regionali.

   Lasciata La Stampa nel 1944 per motivi politici vi rientrò definitivamente nel 1954, dopo aver collaborato per diversi anni alla Gazzetta del Popolo (suoi scritti sono inoltre apparsi sull'Opinione, il Popolo Nuovo e La Nuova Stampa, portando avanti il proprio discorso, la propria visione dell'arte, suscitando talvolta aperti dissensi, ma rimanendo sempre figura di primo piano della cultura torinese e nazionale e nel 1977 gli venne assegnato l'ambito Premio Giornalistico bandito in occasione delle celebrazioni del IV Centenario della morte di Tiziano Vecellio.

   Nella sua lunga carriera Marziano Bernardi aveva pubblicato una trentina di volumi che a partire da Climi ed artisti (1924) ad  Antonio Fontanesi  (ed. Mondadori 1933), da Arte Piemontese (1937) ad Ottocento Piemontese" (1946) sviluppano il suo pensiero sull'arte mentre in La Galleria Sabauda (1952), Il Museo di Palazzo Madama (1954), La Palazzina di Caccia di Stupinigi (1958), Castelli del Piemonte (1961), Barocco Piemontese (1964), che rappresentano solo alcuni volumi scritti per la Collana d'Arte del San Paolo, si avverte la sua incessante ricerca del costume, delle architetture, del tessuto sociale e culturale che formano la storia della civiltà piemontese.

   Al di là di ogni valutazione sulla sua considerevole opera di giornalistae di critico d'arte rimane l'immagine, spoglia di ogni retorica, di un uomoin continuo conflitto con se stesso e con la realtà circostante, pronto a
denunciare in ogni occasione il progressivo disgregarsi di quei beni culturali per i quali si era battuto per tanti anni, un uomo che in un pomeriggio dello scorso maggio nel guardare lo stupendo scenario della collinatorinese disse con una punta di rammarico vorrei essere sepolto sul Monte dei Cappuccini, ma non è possibile.

Angelo Mistrangelo

 

(Estratto da "il platano", rivista di cultura astigiana, Asti, anno II, n. 4, luglio-agosto 1977, pp. 60-62) - L'immagine dell'opera di Lorenzo Delleani è stata tratta da http://www.museodelterritorio.biella.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2291

 

data revisione:   16/07/2006