vecchio Piemonte

Nino Costa (1886-1945)                    

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              Nino Costa ad Asti            

Ci ca marci an prima fila
sn ij Mort, ij nostri Mort...
                    (Nino Costa)

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   Nel novembre del 1942 i torinesi, non potendo pi sopportare gli incalzanti bombardamenti sulla citt, incominciano a sfollare e si distribuiscono nei paesi e nelle campagne, con la speranza di riuscire a vivere e a sopravvivere. Anche la mia famiglia decide di allontanarsi, subito dopo un bombardamento che ha distrutto, in parte, la casa di abitazione in Via Giacomo Bove 14.

   La localit scelta Asti, citt sufficientemente comoda per viverci,per continuare gli studi e per raggiungere Torino, dove il pap aveva l'ufficio quale funzionario della Cassa di Risparmio.

   Da quel momento hanno inizio i nostri rapporti con la gente astigiana e si stabilisce fra noi un sentimento di reciproco affetto e di grande stima. Fino al gennaio del 1945 restiamo ad Asti e in quel periodo, in modo tragico e doloroso, si conclude la storia dei Costa della Trinit, l'antica famiglia canavesana che dal 1400 aveva dato al Piemonte grandi nomi e nobili azioni.

   In ricordo di quegli anni, ma soprattutto con viva gratitudine, che durata nel tempo, desidero oggi offrire agli astigiani tutti alcune pagine inedite di Nino Costa, scritte allora e rimaste fino ad oggi negli archivi familiari.

   Sono alcune prose che rendono testimonianza di un particolare stato d'animo e di una particolare reazione della nostra gente di fronte agli avvenimenti storici che la premevano e la travagliavano.

   Le poesie, invece, sono state pubblicate nel volume postumo Tempesta  ed esprimono quella passione e quei sentimenti che il popolo nostro sentiva, ma troppo sovente non sapeva, non poteva e, forse, non osava esprimere.

    Dal poemetto Cronaca (novembre-maggio 42-43) composto di 14 sonetti vogliamo leggere insieme:
 

NOSTRA CA

O nostra c! magara povra e cita,
ma tuta nostra e, cme 'n n, tranquila,
chi l'ma sud sang per cstruila
cme 'n ripar dai temprai dla vita.

C d'ij vei e d'ij cit... libera e drita
- e nostr amr a la fasa gentila -
adess, lntan, quand ch'i penssma a chila
p forta as sent frene 'l cheur na sfita.

E 1' bast na neuit: de re grame,
per vddla ruvin drinta 'n reu (1) 'd fiame
sta la furia d'un bmbardament.

O povra c duverta a tuti i vent!...
ultima pesia 'ndaita 'n malra...
Chiss, 'nt l'avn, s'y trnerma 'ncra?

(1) reu = cerchia.


   Il tempo ad Asti, scorre senza eccessive scosse; la guerra stende le sue ombre sulla vita di tutti - pochi i sorrisi, ma nel dignitoso silenzio della gente, poche le rivolte e sopportabili le sofferenze. - La popolazione vive in trepida attesa. Noi continuiamo la nostra solita routine: mio fratello ed io gli studi, il pap i viaggi a Torino, la mamma a difenderci e a tenerci nel cerchio del suo amore.

   Mio pap e mio fratello, separatamente e all'insaputa l'uno dell'altro, hanno contatti con i movimenti clandestini, ma in casa ancora si tace. Cambiamo sovente abitazione: da piazza Astesano al Leon d'Oro a casa Coffano in Via Brofferio; la censura ufficiale e prudenti controlli non ci isolano ancora e gli amici non ci abbandonano e ci confortano.

   Giunge il 25 luglio... tra il tripudio illusorio e la gioia di tutti, il poeta, con il suo tipico umorismo e con la sua sorridente malizia, scrive la seconda parte di una poesia che nel febbraio aveva gi divertito parecchie persone:
 

EL MACHINISTA

Prima   (Febbraio 1942.)

La machina a va nen... Sai p cosa sia
s'a l'ha quaich ra ch'a locia o quaich arssort
ch'a gieuga mal - o n'ingranage stort
o 'n pistn rtt o 'n cussinett ch'a sghija...

fatto sta ch'a va nen... L'han bel lustrela
deje d'euli, ingrassela e f d sforss,
fin-a '1 p gnoch d j'vri a sn'ancors:
a marcia nen: "J' p da d - cm'ela?"

Pa ch'i vreiss fela 'nd 'd cariera,
ma 'nssma - quand ch'a l'ha ciap le slanss
j'er tuti persas ch'a 'ndeissa ananss...
e 'nvece - trach - a 1' trn 'ndarera...

Pura - i l sma - '1 material 1' bn:
roba nstran-a - solida e tempr -
ma j' quaicos che - pen-a 'ncamin -
guarda 1 ch'a tla manda a rbatn.

Pa pssibil ch'a renda o ch'a resista
- s'a cntinua parei... Fmsse crage!
Vist che '1 difett 1' nen an t'j'ingranage...
S'i prveiss a cambieje 'l machinista?

 

Dop   (26 luglio 1943.)


La machina a va mei... Sai p cos sa
s'a l'han centr quaich ra o quaich arssort
ch'a gieuga mei, s'a j' 'n pistn p fort
o 'n cussinett ch'a l'ha trv se bije...

fatto sta ch'a va mei... senssa lustrela,
deje d'euli, angrassela o f dё sforss,
fin-a 'l p gnoch ёd j'vri a sn'ancorss:
a marcia mei... j' da d cm'ela.

P ch'i pretend fela 'nd 'd cariera
ma 'nssma adess ch'a trna a pi 1 slanss,
l'ma tuti 'nt'l cheur ch'a vada ananss
e che mai p deuva trn 'ndarera...

E pura... '1 material ch'a l'era bn,
adess 1' gi 'n po' frust e sgangar
ma j' quaicos... che pen-a ancamin
tla pssa ananss, magara a strambujn.

J' da sper ch'a dura e ch'a resista
s'a cntinua parej... Fmmsse crage!
Vist ch'a fnsin- trna j'ingranage
1' segn... ch'a l'han cambiaje 'l machinista.


   Ma i tempi incalzano e le speranze degli italiani vengono presto distrutte; 1'8 settembre 1943 la notizia dell'armistizio fissa una pagina nera della nostra storia; si spengono gli ultimi sorrisi, ma si riaccendono le attivit clandestine; troppo eccitante stato il profumo della libert per riuscire a soffocarlo. In casa nostra pap e Mario si confidano le loro speranze, ma la mamma ed io confessiamo le nostre paure.

Pap scrive pagine di appunti nelle quali esprime i suoi pensieri pi nascosti. In quel tragico inverno '43 il sentimento pi forte per lui quello di aver scoperto in suo figlio il migliore se stesso.

Cos commenta lo scoppio di pianto di Mario alla notizia dell'armistizio: Lo sapevo buon piemontese e buon italiano, ma non supponevo ancora in lui una cos ardente passione. Questo suo scoppio di pianto non , forse, che l'ultimo e pi manifesto segno di tutta una evoluzione che si veniva formando nel suo spirito. Mario non un ragazzo loquace e tanto meno espansivo. Specialmente in casa.

   Un pudore, forse esagerato, de' suoi sentimenti pi intimi gli impedisce di esprimerli a parole. Alla sua et ero cos anch'io, e mi ricordo di averne molto sofferto. Mario uno di quei caratteri che accumulano in silenzio la loro carica e poi, all'improvviso, esplodono. Noi, la mamma ed io, lo abbiamo naturalmente educato all'amore della patria, ma senza particolari insistenze. Se mai, abbiamo piuttosto insistito sul sentimento religioso, e sul virile dovere della rettitudine e della dignit. Ma si vede che le vicende di questi ultimi anni e lo spettacolo, non sempre edificante, dell'Italia in guerra hanno acceso nel suo cuore la fiamma del patriota.
   Tuttavia, e di questo son certo, egli non n un settario n un partigiano. Non , neppure, antifascista. Ignora la dottrina del fascismo e forse disprezza i fascisti. Io l'ho sempre tenuto lontano dalla propaganda del regime e sono riuscito a salvarlo dall'infezione. Egli poi ha sempre avuto un concetto fierissimo della sua libert personale. Fin troppo. Quindi escludo senz'altro che nel suo presente dolore si insinui una punta di passione di parte. Piuttosto, come gli altri giovani della sua et si innamorano, Mario si innamorato dell'Italia. Converr tenerlo d'occhio perch non si sa mai dove possano condurre queste passioni giovanili. Peccato che domani io debba partire con Celestina per il Monferrato. Ma torner fra pochissimi giorni e allora... vedremo...

   I tempi peggiorano; le sorveglianze si fanno pi attente; gli astigiani, in guardia, attendono lo svolgersi degli avvenimenti; la loro anima fiera non si piega alle imposizioni; i bandi di reclutamento dei militari hanno poco successo. Il governo della repubblica passa alle maniere forti. Cos il poeta descrive uno dei tanti momenti tristi della popolazione, che sono gli stessi vissuti nella sua casa: In citt hanno fermato una sessantina di uomini e li hanno chiusi in un camerone di caserma;
una cinquantina di donne e le hanno chiuse in un seminario. Agli uomini si d pane e acqua, per si permette ai parenti e agli amici di soccorrerli. E ci avviene in larga misura. Le donne sono meglio nutrite, perch a loro provvede il Seminario stesso. I padri e le madri non cedono. Anzi molti genitori si presentano spontaneamente per salvare i figlioli. Tutto sommato, queste rappresaglie non servono a nulla, specialmente qui nell'Astigiano. Infatti dopo una quindicina di giorni i familiari dei renitenti vengono rimessi in libert. Ma la voce corsa e forse nelle altre province i giovani, per evitare a padre e madre una lunga detenzione o peggio, si presentano ai distretti. Qui per la maggior parte di loro si nasconde o fugge. Ma dove? E Mario? Urge provvedere per lui.

   E dopo lunghe discussioni, dopo infiniti ripensamenti e dopo tante lacrime, Mario riesce ad ottenere il consenso per trasferirsi in montagna con i partigiani; prima tappa la Val Sangone agli ordini di Silvio Geuna. Qui di seguito il racconto degli ultimi giorni astigiani di Mario.

   In questo ultimo mese, quando i miei doveri d'ufficio me lo consentono, Mario ed io usciamo insieme per Asti e discorriamo di tante cose. In realt quasi sempre discorro io e Mario ascolta. Parliamo d'arte, di poesia, di musica. Mario assai acuto nell'indagine, e sensato nel giudizio. Classico fino alla punta dei capelli e piemontese fino al midollo. Tutto quanto sa di improvvisato e di decadente gli ripugna; perci non intende e disprezza i crepuscolari e gli ermetici. Parliamo spesso di Dio e della dottrina cristiana. Io cerco di avviarlo piano piano, verso la sorgente eterna della verit e della giustizia: il Vangelo. Egli mi segue e mi asseconda. Di certo lo spirito di Rovera veglia su di lui e lo ispira. Anche parliamo dell'Italia e delle sue avventure. Mario ora, molto pi equanime e sereno. Guarda le innumerevoli miserie morali che ci formicolano d'intorno con occhio gi distante e superiore. Incomincia a comprendere quali povere anime siano le anime degli uomini e su quanta poca sapienza si regga il mondo.

   Nella primavera del '43 esce e si diffonde rapidamente per Asti un ciclostilato con la poesia PIEMONT A L'ERTA che suscita, nella popolazione, grandi entusiasmi e nelle autorit un certo risentimento che si traduce per soltanto in un garbato rimprovero:
 

PIEMONT A L'ERTA

Primavera 1943   (al dott. Giuseppe Bima)

Piemnt a l'rta, che 'ntla gran cadera
per tuta Italia j' quaicos ch'a beuj.
Sle rame a spnt i butt dla primavera
e '1 vent d ir 1' p nen cl d'ancheui
la brasa ch'a cima l' gi 'nviscasse
e '1 gran cheur andurm l' dsvasse.

Prima del tempral j'erb a frissn-o
l'aria l' pien-a 'd losne e 'd nivln
le fioche a fnd, j'acque a s'ambarn-
dman peul esse 'l d dl'inndassin...
Piemnt a l'erta... Gavte da 'nt'j'ambreuj
che 'nt la cadera j' quaicos ch'a beuj...

Da le fabriche an fnd a le bariere
da j'uffissi al centr dla sit,
dai vici, dai rnd, da le crsiere
dai quart, da le scole e dai merc
un a sn'ancors, p mach ch'a gira l'euj
che 'ntla cadera a j' quaicos ch'a beuj

I campagnin 1 nufi 'ntle cture
l les j student da 'nt'j' scartari,
i cmerciant l s-ciar 'ntle fature
e j'vri 'nt l gieugh d'ij machinari
Tuti l san: j svicc cme i mineuj
che 'ntla cadera j' quaicos ch'a beuj.

La corda del destin un a la tira
fin ch'a s s-cianca e as peul pi nen grp,
forssa 'd pacioch sma riv a na mira
che sta baraca peul p nen dur
la storia 1' 'ncamin ch'a volta '1 feuj
e 'ntla cadera a j'e quaicos ch'a beuj...

Basta na trmba a dsv n'armada,
per deje feu al paj basta na spla.
L' temp d cmensse' la gran snada
e i snadr sn prnt a la bata.
A l'erta, vei Piemnt, ciama i to fieuj
che 'ntla cadera a j' quaicos ch'a beuj...

Trna a slargh 'nt'l sl la gran bandiera
del quaranteut e del sinquanteneuv...
Bsogna arcass d dla da la frntiera
sta maniga 'd Tedesch antich e neuv
e 'ncr 'na volta per salv 1'avn
l bastn del cmand at tca a Ti.


   Il tempo passa, giunge l'inverno e Mario parte; cos scrive il pap:
i130 gennaio, (1944) domenica, Mario si confessato e comunicato. Alla vigilia della partenza ha voluto mondarsi l'anima, per andare, puro, incontro al suo destino. Nel pomeriggio, verso le 18 andiamo tutti e due a salutare l'amico Can. Luigi Stella, parroco del Duomo di Asti. La mamma e Mario, chiss perch, lo chiamano "Monsignore". Prima di uscir di casa la mamma mi sussurra: Prega Monsignore di benedirlo. Va bene. Monsignore rinnova a Mario le sue raccomandazioni di prudenza, di calma, di seriet. Mario consente e promette. Prima di ritornare a casa prego Monsignore di benedire il mio ragazzo. Il sacerdote si alza, si raccoglie un istante, prega in silenzio. Sembra diventato pi alto, pi ascetico, pi solenne. Mario china la testa, con riverenza. Il sacerdote, lentamente, pronunzia le rituali parole della benedizione cristiana.
   Mi sembra di rivivere un episodio del Risorgimento. Penso ai Crociati, ai cavalieri Guelfi, a Garibaldi, a Don Giovanni Verit, alla Giovane Italia. Nella penombra della modesta saletta di Monsignore palpita non so quale altissima poesia. Dopo la benedizione siamo tutti e tre un pochino commossi. Salutiamo il canonico, la sua buona sorella, il sorridente vicecurato, e sottobraccio come due amici della stessa et, io e Mario ritorniamo a casa. Prima di andare a letto Mario chiude la sua valigia. Porta seco pochi libri: Il Vangelo, Dante e l'ultimo volume delle poesie di suo padre: "Roba nostra". Gli consegno la mia poesia: "La mia patria l' sla montagna" e lo invito a leggerla a mezzavoce affinch io senta se la sua pronunzia piemontese corretta. Quando giunge ai versi:

       e l'ora l' gnanca lontan-a
       ch'i vddo s'ij brich a sta pian-a
       l'Italia ch'a trna italiana
la sua voce trema e Mario singhiozza. Piango anch'io con lui.

 

LA MIA PATRIA L'E SLA MONTAGNA

Novembre 1943   (a mio figlio Mario e a tutti i partigiani della Val Chisone)

La mia patria 1' sla mntagna
1' sla mntagna servaja
cn j' Alpin ch'a deurm sla paja
cn i sld senssa pan e senss'arma
ma cn l'anima fiera
perch a l'han nen trad la bandiera.
La fioca ai cata e la freid ai flagela
e la trmenta a j sgiafela
e la miseria ai cmpagna
La mia patria l' sla mntagna.

La mia patria l' sla mntagna
lntan da st mnd ch'a mercanda
na grupia, 'n bindel, na crn-a;
da sta gent lazarn-a
ch'ai lustra le scarpe al tedesch ch'a cmanda,
da sta rassa fala
che per quatr sold a fa la spa
e a cnta con l'anima 'd Giuda
i tranta sc ch'a guadagna:
La mia patria l' sla mntagna.

La mia patria 1' sla mntagna:
l' 'nssema ai p giv e ai p fort
ch'a sfid la fam e la mort
pr ch l'Italia sia viva,
l' 'nssema ai band dla miseria,
1' 'nssema ai farchett dla speranssa,
l' 'nssema a j'Alpin dla vitoria
ch'a spet n'ultima gloria
da na p giusta campagna:
La mia patria l' sla mntagna.

Crage, fieuj dla mntagna!
Ddss j' quaicos ch'a ruvin-a
de dl j'e quaidun ch'a s'avsina,
e l'ora 1' gnanca lntan-a
ch'i vddo s'ij brich e sla piana
l'Italia ch'a trna italiana.
Trn-rma a piant, sle frntiere
nostre, le nostre bandiere
e che Nssgnr an cmpagna!
La mia patria l' sla mntagna.
 

   Da allora non l'abbiamo pi visto; giungevano notizie abbastanza regolari e nei modi e con le forme pi impensati; passavano i mesi con una lentezza esasperante: dalla Val Sangone, attraverso varie vicende Mario era passato in Val Chisone e il 2 agosto 1944 sul monte Gnvry veniva ucciso durante un combattimento mentre tentava di aprire la via ai compagni accerchiati. Di lui sono rimasti una medaglia d'argento al valor Militare e le pagine scritte dal pap ritrovate in una tasca della
sua giacca.

   Alla notizia della morte di Mario, gli astigiani tutti, amici ed avversari, senza distinzione di ceto sociale o di parte politica, sfidando giudizi, critiche e sospetti (che a quel tempo potevano causare gravissime conseguenze) ogni giorno sono venuti a trovare la nostra sventurata famiglia, portando un fiore, un conforto, una lacrima di solidariet. Non ci sono state da parte di nessuno n remore, n timori; la gente di Asti veniva a salutare il poeta della libert, il cantore della dignit dell'uomo che
aveva, con l'eroica morte del figlio, dato testimonianza dei suoi principi e della sua fede. Fino al gennaio del 1945, quando la mamma ed io abbiamo riportato a Torino il pap colpito da infarto, le poesie seguenti hanno fatto parte del patrimonio comune della cultura astigiana e sono state per tutti una bandiera e una speranza.
 

LA PRIMA SOSTA

Settembre 1944

Slitari sla mntagna
campsanto dla R...
Tra le bele fir d'campagna
I me fieul I' stait sotr.

L'han stral 'ntla bataja
sta i crp dle cann,
cn le fiame e la mitraja
s'a l'han faie la cmpagn. (1)

Pian pianin, tac me fieul,
prope l cntra 'l so cheur
l'hai psaie 'dc '1 me cheur
derelitt e fatig

e 'nvlup 'ntl'istess linsseul
l'hai str mia pesia
per ch'ai feissa cmpania
sla mntagna dla R.

(1) la cmpagn = l'accompagnamento.
 

LA MADONA D'IJ SOLDA

(a tutte le mamme che piangono il figlio caduto)

Quand che l'mbra a s sparpaja,
che la neuit l' 'ncamin
cala gi s'ji camp 'd bataja
la Madona d'ij sld.

L' vesta 'd lantta scura,
l'ha 'n facin mach gros parej,
na gran cefa 'd sepltura
e na steila 'nt'ij cavej.

Trista, trista, sla sla,
come n'mbra dsmenti
senssa gnun ch'a la cnssla
va ciamand i so sld.

Va ciamandje 'ntle campagne
va ciamandje 'ntle sit,
gi 'ntla val e sle mntagne,
'ntle pianure abandn...

Ma i sld cgi per tera,
tra le roche 'n mes ai fen,
ma i sld sn mort an guera,
ma i sld ai rispnd nen.

Tantutun chila a s'j treuva,
s'anginja vsin a lr
cn na pen-a sempre neuva;
la Maria d'ij set dlr.

L'ha p '1 deuit d'una gran dama
d'na regin-a ancrn,
1' mach p na povra mama,
ch'a 1' mortje se masn.

Un a pr'un Chila ai dsva,
Chila ai ciama pan, pianin:
Su, masn, ch'i 'ndma via,
su, masn, ch'i dis '1 bin.

Guarda 'n po'... j' s ta mama,
finalment a I' riv.
J' ta mama... j' ta mama.
Lev-te s ch'i torn a c .

Tuta neuit la Madonin-a
va giranda per parej
con la facia fin-a, fin-a
con la steila 'nt'j cavej...

Quand che '1 cel 1' 'nsserenasse,
quand ch'as leva a pen-a 'l d.
Tuti i mort sn dsvasse
i so mort sn tuti l.

Chila ai guarda. Chila ai cnta...
0h! Nssgnr... Vajre ch'a sn...!
Peuj man man che '1 sl a spnta
cme n'alba 'd redenssin.

Chila ai cheuj da tuta banda,
tant j'amis cme i nemis
s'jё radun-a tuti a randa
e... ai cmpagna an Paradis.


Il 5 novembre a Torino, si spegneva Nino Costa; aveva 54 anni. Pochi anni dopo anche la mamma di Mario raggiungeva la famiglia. Sono rimasta io sola a custodire le memorie... Amici astigiani, oggi come allora, grazie! Non ho dimenticato.

 

Celestina Costa

 

data revisione:   02/02/2007